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Febbre e Omeopatia - L'omeopatia per la cura della febbre

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)


Omeopatia per la cura della febbre: introduzione e sintomi

La febbre, in generale, è un sintomo di affezioni per lo più di tipo batterico o virale: questi microorganismi, infatti, liberano particolari molecole, chiamate citochine (pirogeni esogeni) che, unitamente a quelle endogene, prodotte dai nostri sistemi di difesa, spostano verso l'alto il termostato del nostro organismo che si situa nell'ipotalamo, una porzione del sistema nervoso centrale. Le citochine sono responsabili anche di quel corteo di sintomi che spesso si associano agli stati febbrili e che comprendono il malessere generale, la disappetenza e la nausea.
Normalmente la temperatura corporea considerata normale è compresa tra valori di 36.4° C e 37.2°C, con valori più bassi al mattino e che possono superare anche i 37° nelle ore serali, per via di un progressivo incremento delle funzioni metaboliche del nostro organismo. L'incremento della temperatura corporea si associa comunque, in condizioni di buona salute, ad un aumento dell'efficienza organica complessiva, dal momento che all'aumento fisiologico della temperatura corrisponde anche un incremento della velocità di trasmissione degli impulsi nervosi e, più in generale, di tutto il metabolismo.
Nella pratica comune la febbre si misura in sede ascellare, sotto linguale o rettale: la misurazione che più si avvicina alla reale temperatura interna è quella rettale (37°C +/- 0,5).
La febbre in realtà ha il duplice scopo di creare un ambiente sfavorevole alla proliferazione batterica, dal momento che a temperature superiori a 40° la maggior parte dei microorganismi non sopravvive, e inoltre di attivare le difese immunitarie, dal momento che un incremento di soli 0,5 centigradi provoca una massiccia attivazione di linfociti T e B.
Se un organismo adulto in genere può sopportare relativamente bene simili incrementi della temperatura, nei bambini e negli anziani, invece, questi possono provocare anche seri scompensi (convulsioni e stati confusionali). La medicina tradizionale, dunque, con i suoi comuni antipiretici – tachipirina, ibuprofebne e aspirina, solo per citare i più comuni – ci insegna ad abbassare molto rapidamente la temperatura corporea, ostacolando così un importante meccanismo di difesa dell'organismo che, solo in alcune categorie – bambini e anziani – come abbiamo detto va tenuto sotto controllo.

Omeopatia per la cura della febbre: rimedi omeopatici

La cura omeopatica della febbre ci offre un esempio calzante di come sia raffinata la modalità di distinguere pazienti affetti da medesime condizioni sulla base di sottili differenze sintomatiche, che ci permettono di effettuare una cura sempre individuale - e per questo causale - arrivando a stimolare correttamente e beneficamente un organismo che, come abbiamo visto, si sta già difendendo.
Importante nella scelta del rimedio, ancor prima di individuare queste sottili differenze sintomatiche, sarà individuare la condizione scatenante o favorente l'insorgenza dei sintomi, che può andare da una semplice esposizioni a condizioni climatiche avverse, a situazioni anche intercorrenti che però abbiano perturbato seriamente e/o ripetutamente l'organismo - stress, alimentazione eccessiva o disordinata, traumi affettivi o comunque psicologici, comprendenti forti spaventi, tensioni emotive, ecc. - rimandando dunque, in omeopatia, come causa primaria di qualsiasi affezione, anche quelle di provata origine microbiologica, a circostanze capaci di alterare l'equilibrio psicofisico del nostro organismo, e di renderlo così suscettibile ad agenti di per se stessi solo debolmente patogeni. E quindi, sempre in un'ottica di stimolo delle capacità difensive, piuttosto che di aggressione dei microorganismi, in tutti quei casi in cui non è possibile individuare una circostanza scatenante all'origine della febbre, per la prescrizione del rimedio ci faremo condurre da una serie di segni e sintomi particolari: se l'aumento di temperatura provoca intenso rossore e calore del corpo, percepibile anche a distanza, e sudorazione profusa, penseremo a Belladonna; se la febbre invece non raggiunge valori particolarmente elevati, soprattutto in soggetti longilinei, con alternanza di pallore e rossore del volto, penseremo aFerrum Phosphoricum; l'assenza completa di sete ci farà pensare adApis, sempre nei soggetti longilinei, e a Gelsemium nei soggetti più corpulenti, che presentano spesso anche uno stato confusionale; sete intensa invece avràBryonia, che si caratterizza anche per una tosse secca sollecitata dal minimo movimento; intensi dolori muscolo-scheletrici hanno, infine, tre rimedi: Arnica, che prova una sensazione di contusione generalizzata che gli impedisce il riposo notturno, Rhus tox che prova miglioramento solo muovendosi, ed Eupatorium che, tipicamente, ha un indolenzimento dei globi oculari che si aggrava alla pressione.
In tutti i casi, infine, di febbre dovuta a esposizione a vento freddo, freddo secco o a repentini cambi di temperatura, troverà indicazione il rimedio principe di questi stati: Aconitum.

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