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Omeopatia per la cura delle sindromi da raffreddamento

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)


Omeopatia per la cura delle sindromi da raffreddamento: introduzione e sintomi

Il raffreddore (in gergo tecnico: rinite) rappresenta il più delle volte la prima reazione del sistema immunitario ad una invasione virale o batterica delle vie aeree superiori. Il sintomo principale è la congestione nasale, con secrezioni inizialmente acquose e poi più dense e giallastre; in alcuni casi saranno presenti anche mal di testa e a volte febbre. Non di rado, poi, il raffreddore si approfondisce, provocando la comparsa di tosse grassa o secca che può durare anche diverse settimane. Il raffreddore può infine essere aggravato da infezioni batteriche, che possono condurre a sinusite, otite, bronchite e, più raramente, a polmonite.
L'influenza è una patologia stagionale a carico delle vie respiratorie causata dai cosiddetti virus influenzali: il virus penetra nell'organismo attraverso le vie aeree, per contatto indiretto con goccioline (dette di pflugge) di saliva, muco, ecc..
Dal momento del contagio i sintomi si manifestano entro i 3-4 giorni successivi. In Italia, il picco dell'influenza si manifesta tra dicembre e marzo.
Si tratta di una tipica sindrome, dal momento che interessa l'organismo nella sua totalità: brividi, dolori ossei e muscolari, mal di testa, stato generale di malessere, mal di gola, raffreddore, tosse e, non di rado, disturbi gastrointestinali, sono la maniera più caratteristica con cui si manifesta l'influenza. Solitamente l'episodio influenzale dura al massimo cinque/sette giorni dalla comparsa dei sintomi, anche se tosse e malessere generale possono perdurare anche per più settimane.
La faringite (detta comunemente mal di gola) è una patologia infiammatoria a decorso acuto che colpisce il tratto più alto delle vie aeree, provocando sintomi che comprendono: dolore localizzato, infiammazione e gonfiore dei linfonodi del collo e sotto-mandibolari, aumento della temperatura corporea, difficoltà alla deglutizione, congestione della mucosa faringea e delle tonsille, che a volte rilasciano materiale purulento. Solo in seguito compaiono tosse e costante desiderio di raschiare la gola soprattutto al risveglio, a causa del muco che, nel tempo, si deposita sulla faringe infiammata durante la notte.
La tosse è un vero e proprio meccanismo di difesa che il nostro organismo mette in atto per rimuovere ed eliminare sostanze irritanti o nocive. Spesso è il sintomo che complica patologie che interessano le prime vie aeree, come il raffreddore e l'influenza, oppure è la manifestazione più tipica del disturbo che affligge il paziente, come nell'asma, nella bronchite o, ancora, nella pertosse. Si distinguono comunemente due tipi di tosse: secca e grassa. La tosse secca è caratterizzata da assenza di espettorato, e provoca irritazione e bruciore della gola e delle parti più alte dei bronchi. La tosse grassa o catarrale produce invece abbondante secrezione, di consistenza più o meno aumentata, che può essere incolore e trasparente o, in presenza di infezione, di colorito giallastro (infezione virale) o verdastro (infezione batterica).
Con il termine otite si intende, infine, l'infiammazione dell'orecchio causata da infezioni batteriche o virali e, più raramente, da funghi. Una delle principali fonti di rischio è il contatto con acqua contaminata che, intrappolata nel condotto uditivo, insieme con il cerume, crea un ambiente favorevole alla proliferazione dei germi. L'otite media, si sviluppa nella cavità auricolare delimitata internamente dalla membrana del timpano; l'otite esterna, si sviluppa nel condotto uditivo che collega il padiglione auricolare con la porzione media dell'orecchio; l'otite interna, infine, è anche nota come labirintite. Il sintomo più comune nelle otite medie é il dolore che, in certe circostanze, può essere anche molto intenso, e accompagnarsi ad una sensazione di ovattamento. Spesso è accompagnata da febbre alta: il soggetto, per lo più un bambino, può apparire in questi casi irritato e agitato, presenta pianto inconsolabile, a volte disturbi della qualità del sonno e una certa riduzione dell'appetito. Nelle otiti medie sierose si sviluppa una tipica secrezione purulenta, ed è comune in questi casi la riduzione o la temporanea perdita dell'udito. Nell'otite esterna, invece, il dolore tipicamente si acutizza al tatto: il condotto uditivo appare gonfio e arrossato, e vi si associa una sensazione di orecchio pieno. Nell'otite interna, o labirintite, infine, il sintomo principale è l'alterazione dell'equilibrio con conseguenti vertigini, spesso accompagnate da riduzione delle capacità uditive e dalla percezione di suoni e sibili noti come acufeni.

Omeopatia per la cura delle sindromi da raffreddamento: rimedi omeopatici

I rimedi che vengono utilizzati nella cura delle manifestazioni da raffreddamento, in omeopatia, sono molteplici e diversi sia in considerazione della condizione, per lo più climatica, che ne abbia favorito l'insorgenza, sia in relazione alla prevalenza della sintomatologia, e soprattutto a peculiarità dei disturbi, che ci permetteranno di distinguere pazienti affetti da una stessa sindrome, e così di trattarli in maniera sempre personalizzata e, proprio per questo, causale o radicale.
Cominciando allora dalle condizioni climatiche scatenanti, ricordiamo che Aconitum è il rimedio principe di tutte le conseguenze dell'esposizione a tempo freddo e in particolare secco: caratteristica del soggetto che avrà necessità del rimedio sarà la rapidità d'insorgenza dei sintomi e la violenza degli stessi, al punto tale da far predire la morte ai pazienti colpiti.
Dulcamara è il rimedio dell'esposizione a condizioni di tempo umido, così come Natrum sulfuricum, che però può presentare manifestazioni di questo tipo anche in prossimità di luoghi caratterizzati da bacini di acqua (mare, laghi e fiumi) così come in seguito all'ingestione di alimenti acquosi (frutta e verdura).
Chamomilla, invece, è il rimedio più utilizzato, in queste forme, per i bambini, soprattutto quando i dolori che accompagnano la sindrome sono definiti insopportabili, e i sintomi sono spesso preceduti, o accompagnati, da problemi di dentizione.
Arnica è un rimedio caratteristico di sindromi influenzali in cui sono presenti, e predominanti, i dolori muscolo-scheletrici, dolori come da contusione, che obbligano il paziente a girarsi continuamente nel letto, alla ricerca di una posizione antalgica. Ugualmente simili dolori presenta anche Eupatorium, che si caratterizza, però, anche per una dolenzia tipica alla digitopressione dei globi oculari.
Belladonna è l'antinfiammatorio più utilizzato in omeopatia, e nelle sindromi da raffreddamento è tipica la congestione del volto e l'arrossamento cutaneo che irradia calore a distanza.
Apis e Gelsemium si caratterizzano a loro volta per la completa assenza di sete nelle sindromi accompagnate da ipertermia, Ferrum phospsoricum per il frequente coinvolgimento delle orecchie, in soggetti di norma longilinei e con quadri clinici piuttosto sfumati; Bryonia diviene rimedio fondamentale per tutti quelli che presentano subito, o in fase avanzata, una tosse secca, che peggiora al minimo movimento.
Rhut tox e Arsenicum si caratterizzano, all'opposto, per l'estrema agitazione che accompagna sempre questi stati – come molti altri – che, nel secondo caso, interessano soprattutto l'apparato gastrointestinale.
Infine, quando compariranno processi secretivi, il rimedio verrà scelto in relazione alle caratteristiche di questo: se giallo, e di consistenza cremosa, e prevalente al mattino, ci porterà a prescrivere Pulsatilla; se giallo-scuro o verdastro ci farà pensare a Kali sulfuricum, rispettivamente, o a Thuja; se si associa anche a fenomeni emorragici preferiremo invece Phosphorus; quando il secreto, infine, tende a fare lunghi filamenti, o a scendere dal naso in gola, andremo su Kali Bichromicum, se francamente purulento sarà la volta di Hepar sulfur, quando all'opposto le manifestazioni di eliminazione risulteranno improduttive, saremo orientati a prescrivere Antimonium Tartaricum o Causticum.
In tutti i casi, nella fase di convalescenza, somministreremo Sulfur (soggetti più robusti) o Sulfur iodatum (longilinei) per accelerare comunque la guarigione.

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