|
|
Energia vitale e totalità dei sintomi |
| |
Commento ai paragrafi 16-18 dell’Organon:
energia vitale e totalità dei sintomi
Nei paragrafi 16-18, Hahnemann definisce quali sono gli effetti visibili e percepibili dell’alterazione dinamica del principio vitale, cosa che, come lo stesso Hahnemann precisa al paragrafo 17, costituisce la base delle diverse affezioni morbose. Aldilà, dunque, della fideistica adesione al vitalismo hahnnemaniano, lo scienziato tedesco offre in questi paragrafi una “materializzazione” di quelli che devono intendersi come effetti tangibili dell’alterazione dell’energia vitale, il cui riconoscimento come elemento immateriale, coordinante le funzioni organiche, può dedursi semmai dalla constatazione che la guarigione è portata da medicamenti a loro volta - e nelle diluizioni più spinte - privati, in base al
principio di Avogadro (1776 – 1856), della loro stessa componente materiale.
L’alterazione del principio vitale, dunque, che coordina le funzioni dell’organismo in maniera armonica solamente in uno stato di salute assoluta, nel malato è responsabile dell’insorgenza di un insieme di sintomi che bisogna considerare nella loro totalità, e nella loro totalità bisogna eliminare, per trasformare lo stato di malattia di nuovo in uno stato di salute. Nei paragrafi successivi Hahnemann arriverà a definire con esattezza quali caratteristiche devono possedere questi sintomi per entrare a costituire quell’insieme su cui formulare una corretta prescrizione del rimedio omeopatico; qui, però, egli comincia a parlare di
totalità dei sintomi, concetto del tutto nuovo tanto per la medicina di allora quanto per quella di oggi, tesa, in entrambi i casi, e sia pure con mezzi diversi, a trattare ed eliminare solo ed esclusivamente la sintomatologia più recente e soprattutto localizzata.
In realtà, aldilà delle sue osservazioni sperimentali, nel corso delle quali Hahnemann, utilizzando dosaggi sempre meno ponderali, giungerà ad osservare come sostanze morbigene presenti in natura, prima ancora di evidenti lesioni organiche, provocano nell’essere umano
sottili variazioni nel modo di sentire e di agire, la necessità di comprendere nella diagnosi nosologica la totalità dei sintomi presentati dai malati appare anche la diretta conseguenza dell’esistenza di un unico principio coordinatore delle funzioni vitali, alla cui perturbazione è dovuta l’insorgenza dei diversi disturbi lamentati dai pazienti. E’ evidente, pertanto, che i principali sintomi da prendere in considerazione per la cura dei pazienti saranno proprio quelli esprimenti al meglio tale perturbazione,
e dunque non necessariamente e direttamente legati al tipo di patologia sofferta.
Il concetto di energia vitale, concetto difficile da comprendere e ancora più da dimostrare, è tuttavia importante che possa essere riconosciuto e accolto da coloro che si accostano, come potenziali terapeuti, alla medicina omeopatica, per non finire ad esercitare la stessa in analogia con quella tradizionale, che si occupa di trattare solo e sempre la malattia, non avendo compreso, all’atto della diagnosi nosologica, l’esistenza di un unico principio dinamico capace di costituire e armonizzare l’essere umano in un’unità biologica.
Proseguendo nelle sue osservazioni, come abbiamo già affermato, Hahnemann arriverà a definire sempre meglio quali sono i sintomi da prendere in considerazione, particolarmente nel corso delle affezioni croniche – affezioni nelle quali, cioè, l’organismo non è più in grado di ritornare spontaneamente al precedente stato di salute psicofisica – attraverso la definizione prima dei
principi di individualizzazione morbosa e medicamentosa e poi dei
miasmi come di una condizione, questa, di permanente alterazione funzionale di tutto l’organismo, che sarebbe la vera responsabile del verificarsi delle tante e comuni patologie osservabili.
In sintesi, provando a collegare tra loro i concetti di energia vitale, totalità dei sintomi, individualità morbosa e medicamentosa e teoria dei miasmi, possiamo dire che:
all’origine di ogni forma di vita sulla terra c’è un principio immateriale e vivificatore che coordina e mantiene le funzioni vitali in armonia tra loro, costituendosi, nel caso dell’essere umano, in un’unità biologica complessa e psicofisica; la perturbazione di questo principio vitale si esprime sempre nella comparsa di una serie di sintomi, che alterano le modalità di esistenza in vita dell’essere umano, e predispongono all’insorgenza di quelle singole entità nosologiche che chiamiamo malattie; il riconoscimento di questa alterazione del principio vitale si ottiene attraverso la ricerca di una serie di sintomi, che la sperimentazione pura dei rimedi della natura ha permesso di individuare, e che sono quegli stessi che conferiscono individualità a malati affetti da medesimi quadri di malattia; l’applicazione terapeutica dei rimedi selezionati in base al loro specifico potere di guarigione - desunto dalla sperimentazione pura - deve avvenire secondo la legge di massima similitudine con quei sintomi che esprimono, nel malato, l’alterazione del principio vitale, che a sua volta ha condizionato l’insorgenza e la persistenza (malattie croniche) della o delle patologie in atto; in particolare, proprio nelle malattie ad andamento cronico o recidivante, questi sintomi devono essere scelti anche e soprattutto in concordanza con la prevalenza miasmatica, se si vuole ricondurre il malato a più efficaci capacità di difesa e, conseguentemente, di autoconservazione, le quali gli permetteranno di ritrovare migliori condizioni globali di salute per effetto di una corretta ripresa funzionale dell’energia vitale che, proprio a causa del miasma, si trovava dinamicamente e stabilmente perturbata.
Questo rinnovato modo di accostarsi ai malati è l’unico che può
conferire all’omeopatia qualità capaci di elevarla e
differenziarla in modo netto da altre metodiche terapeutiche e,
principalmente, dalle cure allopatiche tradizionali, in quanto
mirante a rivolgere i suoi sforzi terapeutici all’essere umano
inteso, finalmente, come un’unità biologica costituitasi intorno
al principio vitale immateriale, la cui perturbazione è l’unica
vera causa da saper riconoscere e curare, per riuscire a
ristabilire correttamente lo stato di salute in tutto
l’organismo (= scomparsa della totalità dei sintomi, unitamente
alla patologia localizzata).
|
|
|