Commento ai paragrafi 72, 78-81 dell’Organon:
miasmi e malattie croniche
Nei paragrafi dell’Organon dal 72 all’81, Hahnemann affronta e sistematizza il problema delle malattie che affliggono il genere umano; in particolare, al paragrafo 78 il medico sassone afferma, con assoluta convinzione, che: “malattie croniche, vere, naturali sono quelle dovute ad un miasma cronico”. Nei paragrafi successivi, poi, precisa quali sono questi miasmi:
sifilide (o luesinismo), sicosi e psora, affermando altresì che proprio quest’ultimo è “la causa fondamentale, vera determinante, di tutte le altre forme morbose frequenti ed innumerevoli”.
Il temine Miasma significa sudiciume, poiché deriva dal verbo greco
miasmein, che significa appunto insudiciare. Hahnemann considera dunque le malattie croniche derivanti da uno stato di contaminazione di tutto l’organismo ad opera di un processo infettivo, contaminazione venutasi a creare come conseguenza della soppressione reiterata delle lesioni caratteristiche dei tre miasmi: le manifestazioni cutanee pruriginose nel caso della psora, il secreto blenorragico nel caso della sicosi, l’ulcera genitale nel caso del miasma luesinico.
Allo stato attuale delle conoscenze mediche, dell’intuizione di Hahnemann circa la condizione di contaminazione infettiva dell’intero organismo non possiamo che conservare alcuni aspetti, ma dobbiamo assolutamente rifiutare l’origine infettiva di molte delle manifestazioni caratteristiche dei tre miasmi, dal momento che queste sono state escluse grazie alle moderne tecniche di laboratorio. Nonostante questo, però, rimane valida la comprensione che, all’origine delle malattie croniche, vi sarebbe uno stato di alterazione permanente dei processi vitali, coinvolgente tutto l’organismo, che, oltre ad essere esposto a futuri aggravamenti, si troverebbe nella condizione di incapacità a risolvere autonomamente i processi patologici, i quali, proprio per questo, sarebbero destinati ad assumere un andamento persistente o recidivante e, in alcuni casi, rapidamente degenerativo.
Vediamo allora di provare a comprendere l’origine di queste modificazioni permanenti della fisiologica armonia dei processi vitali, che predispongono l’individuo ad ammalarsi, e a manifestare nel tempo processi patologici sempre più gravi e profondi.
La psora corrisponderebbe al disordine iniziale dei processi vitali, che predispone l’individuo ad ammalarsi, rappresentando, quindi, lo stato per eccellenza di suscettibilità alle malattie; senza l’insorgenza del miasma psorico, gli altri due miasmi sono praticamente incapaci di aggredire l’organismo umano.
La psora è una condizione che può ereditarsi dai genitori fin dalla nascita, e condizionare, quindi, dall’età infantile, l’aspetto costituzionale del soggetto, ma tende poi ad incrementarsi progressivamente sia in seguito alle nefaste conseguenze con le quali l’essere, su consiglio medico, prova a risolvere i primi disturbi ad essa legati, sia in seguito ad una serie di errori nello stile di vita, che modificano in maniera sempre più progressiva e permanente la fisiologia dell’organismo.
In questo stato, quelle che noi consideriamo, come dice lo stesso Hahnemann, singole entità nosologiche, che dalla medicina tradizionale siamo portati a trattare come eventi separati, senza alcuna apparente relazione spazio-temporale tra loro, cioè, altro non sono che manifestazioni della reattività organica, che mira a riportarsi all’equilibrio migliore, ogni qual volta questo sia minacciato da una noxa patogena o da un disordine comportamentale o da una soppressione iatrogena. Tra le noxae patogene esterne alla persona, va ricordato che in questa fase l’organismo umano risulta essere suscettibile a tutti quegli agenti microbici che hanno sulla cute la loro sede abituale. La lesione cutanea, dal semplice eritema, fino alla manifestazione scabbiosa da cui il miasma ha preso il nome - dal momento che all’epoca di Hahnemann tutte le manifestazioni cutanee venivano considerate di origine scabbiosa - la lesione cutanea, dicevamo, rappresenta dunque la prima manifestazione visibile (molto spesso presente fin dalla più tenera età: pensiamo alla crosta lattea del neonato, alle prime malattie esantematiche e alla dermatite atopica, solo per citare pochi esempi), dell’iniziale alterazione dei processi vitali, normalmente tesi a preservare in buona salute psicofisica l’intero organismo. A questa suscettibilità ai processi cutanei è possibile legare, nella corretta dinamica psicofisica dell’essere umano, il o i sentimenti che lo caratterizzano in questa fase e che, al pari della suscettibilità alle malattie, tradiscono uno stato complessivo di insufficienza delle funzioni vitali. Naturalmente tali sentimenti saranno temperati dalla costituzione di appartenenza, ma saranno sempre più o meno caratterizzati da una percezione di minusvalenza dell’individuo di fronte alle difficoltà che inevitabilmente si interpongono al suo naturale cammino di maturazione fisiologica.
Dalla personale reazione a questo sentimento di ridotta capacità a fronteggiare tali difficoltà, e all’ansia esistenziale che ne deriva, dipenderà nel tempo l’evoluzione patologica dell’individuo.
Torniamo dunque al nostro paziente psorico che, afflitto da manifestazioni cutanee di ogni tipo, comincia a sottoporsi alle cure tradizionali: l’azione soppressiva di queste, provocherà un aggravamento iatrogeno che porterà l’organismo a trovare vie alternative per difendersi, e così cominceranno a comparire processi patologici tra loro alternantisi su cute e mucose, che col tempo acquisteranno un andamento sempre più torpido, fino a sfociare in convalescenze lunghe e interminabili. In questa fase di ulteriore approfondimento dello squilibrio delle funzioni vitali, se il paziente commette uno dei seguenti errori, finisce per danneggiare irreparabilmente la prima linea di difesa dell’organismo, che si vedrà così costretto a passare alle modalità reattive della sicosi. Gli errori a cui facevo riferimento possono essere: o il ricorso frequente alle vaccinazioni, tipico dell’età infantile, che finiscono per esporre un organismo già pesantemente affaticato, nel suo sistema reticoloendoteliale, ad un carico antigenico vieppiù eccessivo, o il continuo utilizzo di terapie antagonizzanti i naturali meccanismi di difesa, che finiscono così per perdere la loro efficienza esonerativa, oppure errori nello stile di vita che vanno nella direzione dell’eccesso (della tavola, sessuale, ecc.). La conseguenza di tutto ciò è il passaggio da modalità di reazione proprie del miasma psorico a modalità tipiche di quello della sicosi: non essendo più in grado, infatti, di eliminare prontamente tramite la cute o le mucose ciò che è nocivo all’organismo, questo si difenderà inglobandolo nelle produzioni patologiche, e faranno così la loro comparsa, a più riprese, neoformazioni tendenzialmente benigne come polipi, papillomi, verruche, formazioni cistiche e infiltrati acquosi, tutte caratteristiche e tipiche della sicosi. In questa fase il paziente risulterà inoltre suscettibile a quelle noxae patogene di origine microbica che hanno la loro localizzazione preferenziale a livello degli organi genitali, proprio come la Neisseria della Gonorrea, alla cui contaminazione di tutto l’organismo Hahnemann faceva risalire l’origine della sicosi (termine che deriva, appunto, dalla iperplasia verrucosa a forma di fichi, e a localizzazione genitale, frequentemente osservabile nei pazienti affetti da tale miasma).
Ma veniamo alla psicologia del nostro individuo che, partendo dalla psora, ha sviluppato la reattività organica propria del miasma sicotico: come abbiamo detto, di fronte alla difficoltà di pervenire autonomamente a ciò da cui si sente istintivamente attratto, o di acquisire e conservare quelle nozioni teoriche e comportamentali indispensabili al suo processo di maturazione - conseguenze, queste, dell’insufficienza nei processi vitali condizionata dall’ereditarietà psorica - origina, immancabilmente, una percezione di separazione, e quindi di ostilità, dal mondo circostante, a sua volta generante ansia esistenziale, cui l’essere può inizialmente reagire accettando passivamente questo stato di cose, così che andranno affermandosi sentimenti d’ insicurezza, di timidezza, di inferiorità, fino a paura inibitoria per circostanze o situazioni che non minacciano in alcun modo la permanenza in vita della persona (buio, solitudine, temporale, animali domestici, ecc.). Tale atteggiamento mentale si tradurrà nel tempo nello sviluppo di una personalità dipendente, incapace cioè di formulare giudizi autonomi, di perseguire con costanza decisioni personali, di realizzarsi in sintonia con i suoi reali bisogni vitali, che pure sente profondamente necessari al proprio benessere esistenziale. Una personalità di questo tipo sarà portata, così, ad eleggere di volta in volta nei genitori, nello stato, nella divinità aldifuori di se stessa, nel proprio datore di lavoro, nei movimenti sociali del periodo storico di appartenenza, luoghi simbolici da cui trarre quella rassicurazione di cui ha costante bisogno per difendersi dal sentimento d’ ansia, che torna inesorabilmente a comparire tutte quelle volte in cui sarà costretto a distaccarsi, anche solo col pensiero, da quelle che considera le uniche fonti di certezza per la sua esistenza.
Al polo opposto, invece, si trovano coloro che, beneficiari di una costituzione fisica certamente più vicina a quella ottimale, di fronte alle medesime difficoltà reagiscono in maniera differente, arrivando a sviluppare una mentalità tesa ad appropriarsi in anticipo, e al di fuori di ogni regola sociale, di quello da cui si sentono istintivamente e naturalmente attratti, per mezzo di comportamenti esuberanti e alteranti la realtà delle cose, che li porteranno, tra l’altro, a costruire relazioni sociali superficiali e poco affettive, in quanto unicamente finalizzate a perseguire i propri scopi, e tali da insinuare in loro uno spiacevole e ricorrente istinto alla fuga, condizionato da tutte quelle circostanze potenzialmente rivelatrici dei loro reali propositi.
Se i primi individui, quelli, per intenderci, che non reagiscono al sentimento di minusvalenza psorica, finiscono per sviluppare, come abbiamo visto, un atteggiamento decisamente dipendente, capace di condizionare modalità organiche di reazione psorica anche per un lungo tempo della loro vita, i secondi tenderanno più rapidamente dei primi ad affaticare il proprio organismo, nel tentativo di impadronirsi con tutti i mezzi di ciò che li circonda, convinti di poterne trarre illimitato godimento sensoriale, e finiranno, così, ben presto, per soverchiare le modalità di difesa psorica, e passare a quelle tipiche della sicosi.
A questo punto del dinamismo morboso, se la persona si convincerà che le sue sofferenze sono in gran parte effetto di un errato stile di vita - che lo porta a prevaricare il prossimo, invece di condividere e/o solidarizzare con lui - potrà arrestare l’inevitabile sconfinamento verso le modalità luesiniche, ma certo non potrà modificare la sua reattività verso modalità del miasma psorico se non assumendo rimedi, come quelli omeopatici che, proprio per la loro particolare formulazione, sono i soli in grado di sradicare le dinamiche e permanenti alterazioni della fisiologia organica, venutesi a creare in seguito agli eccessi, e ai conseguenti tentativi di sopprimerne terapeuticamente gli spiacevoli effetti; viceversa, se continuerà nel suo tentativo di imporre la propria personalità e i suoi istinti di sopravvivenza, senza tener conto delle necessità altrui, e dell’ordine sociale prestabilito affinchè la vita fluisca libera, dinamica e abbondante tra gli esseri viventi che popolano il pianeta, e tale si mantenga costantemente, svilupperà sentimenti di aggressività e di odio per tutto ciò che si interpone ai suoi fini e, conseguentemente, di profonda solitudine, che lo porteranno a ricercare sempre più mezzi di compenso alla depressione che ora popola la sua psiche come effetto dell’inversione comportamentale che lo ha condotto “lontano” dalla propria natura e, quindi, dai suoi simili. Giungerà allora a sollecitare oltremodo anche i mezzi di difesa del miasma sicotico, e a sconfinare, così, nel miasma luesinico, dove le noxae patogene, compresi agenti microbici capaci ormai di intaccare anche gli organi più vitali, saranno in grado di prevalere sulle difese, e di provocare lesioni che hanno nella distruzione e nella sua riparazione in sclerosi, con conseguente perdita funzionale, l’aspetto più evidente e tipico di questa fase patologica, e che preludono inevitabilmente all’estinzione terrena di tutto l’essere.
Congiunzione dei tre Miasmi
Psora, Sicosi e Luesinismo rappresentano in definitiva tre diversi stadi patologici dell’organismo umano, dalla gravità progressivamente crescente, le cui manifestazioni sono da intendersi modalità reattive di difesa sempre più insufficienti a consentire all’organismo un’adeguata permanenza in vita.
La Psora, nella sua forma latente, rappresenta lo stadio iniziale di sola suscettibilità alle malattie, a motivo di una debolezza dei processi vitali che può essere in parte ereditata dai genitori, e che comunque ha la tendenza ad approfondirsi nel tempo, a seguito di errori nello stile di vita e terapeutici. Le stimmate della psora si ritrovano, dunque, nelle iniziali caratteristiche costituzionali della persona che, se non complicate dalle manifestazioni patologiche del miasma, esprimono di per se stesse lo squilibrio iniziale dell’organismo e la sua predisposizione alle malattie. Nella costituzione sulfurica la psora si renderà progressivamente manifesta con processi patologici a rapida ed intensa insorgenza e, almeno inizialmente, ad altrettanto rapida risoluzione, a localizzazione prevalentemente cutanea, che tendono, però, a diventare sempre più torpidi e persistenti approssimandosi alle costituzioni brevilinee (stenica ed astenica); procedendo, invece, verso costituzioni longilinee (nuovamente stenica e astenica) si osserva che i processi patologici mostrano qui già un maggior livello di approfondimento, con un coinvolgimento sempre più frequente delle mucose, e delle vie respiratorie in particolare (tubercolinismo della classificazione di Nebel e Vannier); in alcuni casi all’ereditarietà psorica si può aggiungere una certa quantità di ereditarietà luesinica evidente fin dai primi anni di vita e, a seconda della costituzione di appartenenza, capace di condizionare o un certo grado di ritardo nell’apprendimento mentale (costituzione carbonica), o un comportamento eccessivamente capriccioso e irrequieto (costituzione sulfurica), oppure ancora una notevole instabilità emotiva associata ad iperlassità dei tessuti connettivi (costituzione fosforica).
Naturalmente una pesante ereditarietà luesinica comporterà la presenza di più o meno gravi malformazioni viscerali, a volte fin da subito incompatibili con la persistenza in vita dell’essere che ne è affetto.
Attraverso gli stadi successivi che abbiamo precedentemente indicato il malato psorico può evolvere verso la sicosi, tuttavia mi sembra qui opportuno ricordare i tre meccanismi fondamentali che fanno precipitare nella sicosi un malato psorico, il cui sistema reticoloendoteliale appare già pesantemente compromesso:
1. siero o vaccino terapie reiterate
2. ricorso frequente a terapie antagonizzanti i naturali sistemi esonerativi dell’organismo umano
3. eccessi di ogni tipo dovuti a disordini nello stile di vita
Si può ben comprendere, allora, come un individuo che presenti una spiccata tendenza alla sicosi, fin dalla nascita, caratterizzata da processi esonerativi torpidi fin dalla più tenera età, vi potrà passare in maniera precoce in seguito alle prime somministrazioni dei comuni vaccini, la cui utilizzazione è resa obbligatoria dalle leggi vigenti.
Proseguendo il suo cammino patologico, se l’essere, che a questo punto si difende solo tramite processi produttivi o proliferativi, continua in uno degli errori che ne hanno determinato il passaggio allo stato di sicosi, arriva inesorabilmente a sovraccaricare ulteriormente i sistemi di difesa dell’organismo che, a un certo punto, non saranno più in grado di difendersi, e finirà per subire gli effetti aggressivi delle diverse noxae patogene, con progressiva perdita di quelle funzioni deputate al suo mantenimento in vita.
Fino a che le funzioni vitali non saranno irreparabilmente compromesse, però, vi è un ragionevole presupposto affinché l’intervento del rimedio omeopatico, correttamente scelto, assieme ad una modificazione degli errori che ne hanno determinato l’evolutività, sia in grado di invertire la direzione patologica, riconducendo l’organismo a modalità di difesa via via più efficaci e in grado anche di giustificare il perché, nel corso di un trattamento omeopatico ben condotto, possano, ed anzi debbano ricomparire manifestazioni esonerative che siano espressione del passato patologico della persona. E’ bene sottolineare come il rimedio omeopatico sia il solo in grado di determinare questa inversione di tendenza nell’organismo malato, dal momento che le correzioni allo stile di vita possono solo prevenire futuri aggravamenti, ma non sono in grado di modificare dinamicamente lo squilibrio nei processi vitali, venutosi a creare per i motivi suddetti. Di conseguenza in un organismo a prevalenza luesinica che abbia comunque modificato il suo stile di vita, una qualsiasi affezione acuta potrà assumere caratteristiche distruttive in relazione allo stadio patologico prevalente, che il cambiamento nello stile di vita non ha potuto modificare.
Il compito dell’omeopata che desideri realmente guarire i suoi malati è pertanto quello di modificare la reattività dell’organismo, in modo da accrescerne le sue potenzialità di difesa. Per far questo il medico dovrà sempre tener ben presente lo stadio patologico in cui si trova la persona, identificato dalle caratteristiche di uno dei miasmi che abbiamo descritto, e trattarlo opportunamente - al fine di farlo regredire ad uno stadio precedente e più efficace a garantirne la salute - per mezzo di rimedi adeguatamente selezionati in base al principio di similitudine. E così, a seconda dei casi, il malato potrà trovarsi in stadio psorico, in stadio psoro-luesinico, in stadio sicosico o francamente luesinico, ricordando però che esistono anche stadi intermedi, e relativi rimedi, che assicurano la transizione dall’uno all’altro.
Sintomatologia caratteristica dei miasmi (1):
Psora
- Insicurezza, timidezza, timorosità, eccessiva riservatezza, lentezza nelle risoluzioni, debolezza di memoria con deficit di apprendimento
- Aggravamento sia di giorno sia di notte, ma specie al mattino
- Aggravamento per il freddo
- Miglioramento con il riposo
- Alternanze morbose
- Periodicità
- Convalescenze prolungate
- Facilità alle manifestazioni dermatologiche pruriginose
- Tendenza alle parassitosi cutanee ed intestinali
- Processi secretivi a carattere sieroso o siero-purulento
Sintomatologia caratteristica dei miasmi (2):
Sicosi
- Falsità, esagerazione, ostinatezza, precipitazione, ideazione ossessiva, memoria pronta ma incapace di fissare a lungo termine
- Miglioramento al declinare del giorno
- Aggravamento per effetto dell’ umidità
- Tendenza ai processi patologici proliferativi
- Tendenza alla ritenzione idrica
- Anchilosi mattutina migliorata dal movimento
- Secrezione cronica del rinofaringe e dell’apparato urogenitale di consistenza mucosa o mucopurulenta
Sintomatologia caratteristica dei miasmi (3):
Luesinismo
- Rancore fino all’odio, invidia, arroganza, crudeltà, violenza dei modi, offuscamento mentale, deficit di memoria a breve termine
- Aggravamento notturno
- Aggravamento al mare e miglioramento in montagna
- Aggravamento per effetto degli eccessi di temperatura
- Tendenza alle ulcere persistenti ed alle necrosi tessutali
- Processi secretivi fino al sanguinamento*************
Conclusioni
Appare dunque necessario, alla luce di quanto abbiamo appena detto, provare a definire i miasmi Hahnnemaniani in una diversa maniera che, da un lato sgombri ogni dubbio sulla possibile origine infettiva delle loro manifestazioni, e dall’altro sia in grado, invece, di contenere il senso della reattività con la quale l’organismo si difende, costantemente alla ricerca di quell’equilibrio psicofisico che sia in grado, in ogni situazione avversa alla salute umana, di preservarne al meglio le funzioni più nobili e gli organi più vitali.
Ciò che Hahnemann chiama Psora, in relazione all’aspetto più evidente ed esteriore dell’alterazione funzionale di tutto l’organismo, appare essenzialmente un’espressione della reattività organica caratterizzata dalla tendenza esonerativa dei processi vitali.
Alla Sicosi di Hahneman, invece, corrisponde una modalità reattiva meno efficiente, e caratterizzata dalla presenza di processi a carattere produttivo-proliferativo.
All’ultimo stadio dell’aggressione patologica le difese organiche sono soverchiate dalle diverse noxae, così che assistiamo alla progressiva distruzione e sostituzione cicatriziale dei tessuti, con conseguente perdita funzionale, definitiva, dei relativi organi e apparati.
Via via che la capacità di difesa dell’organismo va riducendosi, si assiste anche ad un sempre maggior approfondimento dei processi patologici, che vanno così ad intaccare organi sempre più determinanti alla persistenza in vita dell’essere, sia da un punto di vista qualitativo che da un punto di vista quantitativo.
Con un semplice schema, cerchiamo allora di esprimere l’evoluzione patologica cui è inevitabilmente esposto l’essere umano:
Psora latente = stadio di sola suscettibilità alle malattie = costituzione del soggetto
Psora manifesta = modalità reattiva di difesa a carattere esonerativo
Sicosi = modalità reattiva di difesa a carattere produttivo-proliferativo
Luesinismo = sovvertimento delle modalità reattive di difesa = perdita funzionale definitiva
Nella descrizione precedente abbiamo definito il Tubercolinismo come un’espressione dell’approfondimento del miasma psorico che arriva ad intaccare prevalentemente le mucose, e in particolare quelle respiratorie, e che come tale può considerarsi l’anello di congiunzione preferenziale tra la modalità reattiva a carattere esonerativo e quella a carattere produttivo (transizione psora-sicosi). Si tratta di una modalità che caratterizza fin da subito i soggetti longilinei, in particolare quelli astenici (costituzione ectoblastica o fosforica).
Allo stesso modo mi pare di poter considerare il cancerinismo come la modalità reattiva di passaggio tra sicosi e luesinismo, nel corso della quale i processi produttivi e proliferativi tipici della sicosi perdono la loro connotazione di benignità e cominciano a manifestare un’aggressività che rende conto della rapidità di accrescimento e di disseminazione tipica dei processi espansivi ad andamento maligno.
A questo punto è chiaro che il vero scopo di una corretta terapia omeopatica non deve certo essere quello di sopprimere arbitrariamente le diverse manifestazioni reattive dell’organismo, ma bensì di ricondurre il malato, quanto più possibile, allo stadio della psora latente, corrispondente alla sua costituzione originale, e quindi alla migliore condizione di difesa dell’intero organismo.
In definitiva, quindi, prescrivere il rimedio omeopatico in accordo con la prevalenza miasmatica, come raccomandato da molti maestri, e dallo stesso Hahnemann prima di tutti, significa semplicemente accordare i propri sforzi terapeutici a quelli di un organismo già naturalmente teso alla guarigione, ma incapace di pervenirvi autonomamente a motivo di una insufficienza dei processi vitali condizionata dall’ereditarietà psorica, ovvero da quella alterazione nella reattività organica che rappresenta lo stadio di suscettibilità per eccellenza alle malattie, dalle quali l’organismo proverà a difendersi con modalità reattive sempre più inefficienti a garantirne la permanenza in vita, e delle quali molte saranno la spiacevole conseguenza di interventi innaturali da parte di coloro che utilizzano ripetutamente criteri di somministrazione allopatica dei principi terapeutici di sintesi o della natura. *************
A completamento della presente trattazione mi sembra opportuno riportare alcune caratteristiche dei miasmi tubercolinco e cancerinico che, come abbiamo detto sopra, possono essere considerati modalità reattive di transizione rispettivamente tra la psora e la sicosi e tra questa ed il luesinismo.
Vediamole negli schemi che seguono. Tubercolinismo
Alle caratteristiche psicologiche e locali del miasma psorico si aggiungono:
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introversione, ipersensibilità, alternanza dell’umore, instabilità emotiva, difficoltà di concentrazione che condiziona ridotta capacità menmonica e facile affaticabilità intellettiva.
- Aggravamento per effetto del freddo atmosferico, dei cambiamenti climatici e stagionali, dei luoghi chiusi e dello sforzo fisico.
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Miglioramento con il riposo, all’aria aperta, con il movimento moderato
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Eliminazioni cutaneo-mucose
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Affezioni recidivanti e periodiche delle vie respiratorie
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Alternanze con turbe digestive
- Convalescenze prolungate con ricadute frequenti
- Rallentamento della circolazione venosa
- Secrezioni sierose o mucose ad andamento tenace-persistente
Cancerinismo
Anche in questo caso, alle caratteristiche psicologiche e locali della sicosi si aggiungono alcuni segni caratteristici:
- ansia di anticipazione per i propri parenti: se sono in ritardo, se devono superare un esame, ecc.; paura ostinata di avere un tumore, affettività morbosa, torpore intellettuale.
- Modalità di aggravamento e peggioramento tra loro contraddittorie e spesso in contraddizione con quelle del rimedio simillimum
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Accessi di sfinimento *************
Quadro riassuntivo Miasma: alterazione permanente dell’armonia funzionale di tutto l’organismo (in parte ereditata, e in gran parte acquisita) che lo rende suscettibile alle diverse noxae patogene e gli impedisce di pervenire spontaneamente alla guarigione.
Psora latente: stadio di sola suscettibilità alle malattie = costituzione del soggetto
Psora manifesta: a questo stadio della suscettibilità l’organismo si difende dalle prime aggressioni patologiche con processi a carattere esonerativo, coinvolgenti la cute e le mucose aerodigestive più superficiali
Tubercolinismo: iniziale approfondimento dei processi patologici; manifestazioni esonerative ad andamento torpido e coinvolgenti ora anche le mucose aerodigestive più profonde
Sicosi: ulteriore stadio di suscettibilità nel corso del quale l’organismo si difende prevalentemente con processi a carattere produttivo-proliferativo ad andamento benigno (reversibilità dei processi); coinvolgimento delle mucose urogenitali
Cancerinismo: iniziale sovvertimento dei meccanismi difensivi-riparativi dell’organismo; aggressività dei processi morbosi con ancora, però, possibile restitutio ad integrum dei tessuti; suscettibilità alla trasformazione maligna dei processi produttivi-proliferativi (fino al carcinoma in situ)
Luesinismo: Totale sovvertimento dei meccanismi difensivi-riparativi dell’organismo; processi morbosi a carattere aggressivo-distruttivo:
§ I fase > confinati
§ II fase >disseminati >exitus (possibile sola palliazione omeopatica)
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