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Criteri di somministrazione omeopatica di sostanze della natura
 

Commento ai paragrafi 19-33 dell’Organon: criterio di somministrazione omeopatica di sostanze curative della natura e loro possibile meccanismo d’ azione

Nei paragrafi dal 19 al 33 dell’Organon, Hahnemann affronta alcuni temi fondamentali per la comprensione della metodologia omeopatica e la sua corretta applicazione pratica.
In particolare, attraverso i paragrafi 19-25 egli arriva a delineare con esattezza il metodo terapeutico omeopatico, sancendone anche la sua superiorità, in base a quanto desunto dall’esperienza dei fatti, rispetto a quello allopatico, soprattutto in presenza di sintomi persistenti di malattia; nei paragrafi successivi (26-33), invece, lo stesso Hahnemann prova a dare una possibile spiegazione della capacità dei rimedi della natura, quando somministrati su criterio omeopatico appunto, di poter guarire dalle malattie, deducendola dalla loro stessa potenzialità di far ammalare l’uomo in maniera del tutto indipendente – al contrario dei comuni agenti patogeni – da un suo stato di suscettibilità alle diverse noxae patogene.

Cominciamo allora a vedere in dettaglio cosa dice Hahnemann nei paragrafi 19-25.
In primo luogo egli afferma come il potere curativo di una sostanza presente in natura può essere dedotto dalla capacità della stessa di far ammalare l’uomo anche, e soprattutto, nei suoi sentimenti ed attività, peculiarità questa, però, che può riconoscersi unicamente attraverso le osservazioni sperimentali condotte sull’individuo sano (paragrafi 19-20).
Sempre in base all’osservazione dei fatti, Hahnemann afferma ancora che, mentre la somministrazione di tali sostanze della natura su criterio allopatico, in particolare nei casi persistenti di malattia, dopo un iniziale sollievo dei sintomi, finisce presto per favorire la riaccensione o l’aggravamento degli stessi, la loro somministrazione su criterio omeopatico, invece, provoca sempre l’allontanamento della malattia, e il conseguente ritorno alla salute, in modo rapido, sicuro, radicale e duraturo. Per ottenere un simile risultato, però, è necessario che le sostanze siano somministrate a piccole dosi (diluizione), opportunamente potentizzate (dinamizzazione) e in base alla somiglianza tra il quadro tossicologico della sostanza e il maggior numero dei sintomi della patologia in atto. La somministrazione di un rimedio nel rispetto dei suddetti accorgimenti è la sola, dunque, che possa definirsi realmente omeopatica (paragrafi 21-25).

Ecco allora, in sintesi, cosa affermano i paragrafi appena considerati:
I. Innanzitutto, che è possibile definire le proprietà medicamentose di una sostanza presente in natura, unicamente dalla capacità della stessa di modificare lo stato complessivo di salute dell’uomo, cioè di provocarne l’insorgenza di sintomi non solo fisici, ma contemporaneamente anche e soprattutto psichici (malattia e salute come espressione di due differenti stati esistenziali della persona).
II. Secondariamente, che sostanze della natura provviste di una tale capacità, deducibile solo dalla loro sperimentazione sull’uomo sano, quando somministrate in base al criterio allopatico provocano un miglioramento transitorio dei sintomi, molte volte seguito anzi da un rapido peggioramento degli stessi, viceversa, quando somministrate su criterio omeopatico sono realmente in grado di guarire dalle malattie, ovverosia di ristabilire il precedente stato di salute in modo sicuro, rapido, radicale e duraturo (differenza tra vera guarigione e semplice palliazione).
III. Da ultimo, nel paragrafo 25 il medico sassone arriva a definire con precisione quando il criterio di somministrazione di una sostanza medicamentosa presente in natura possa definirsi omeopatico: quando cioè la sostanza viene somministrata diluita, opportunamente dinamizzata e sul criterio di similitudine tra il maggior numero di sintomi del quadro morboso in atto e il potere morbigeno della stessa (criterio di massima similitudine = prescrizione del rimedio sulla totalità dei sintomi piuttosto che sul semplice nome della malattia)
 

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Nei paragrafi successivi (26-33) Hahnemann prova a definire un’ulteriore caratteristica che deve essere posseduta da una sostanza della natura, affinché sia veramente in grado di guarire: egli ipotizza che la capacità di debellare definitivamente le malattie, da parte di sostanze medicamentose presenti in natura, e prescritte su criterio omeopatico, risieda nella possibilità delle stesse di suscitare una perturbazione dell’energia vitale simile, per espressione sintomatica, alla malattia in atto, ma al contempo in grado di superarla d’intensità.
Questo è possibile, secondo Hahnemann, proprio in virtù delle caratteristiche peculiari e distintive di sostanze medicamentose della natura rispetto ai comuni agenti patogeni. Mentre questi ultimi, infatti, sono in grado di perturbare la persona, organicamente e/o mentalmente, solo in circostanze in cui l’essere presenti una condizione di suscettibilità alla loro azione - tale da giustificare anche come mai uno stesso agente non sia in grado di far ammalare ogni uomo nel medesimo tempo - le sostanze medicamentose della natura posseggono tale capacità indipendentemente da questa condizione di suscettibilità.
E’ proprio in questo la loro potenza curatrice, dunque, che si può individuare nella proprietà, ancor quando estremamente diluite, di suscitare nel malato una perturbazione esistenziale simile al quadro indotto dai comuni agenti patogeni, ma ancora in grado di superarla in intensità, al punto tale da riuscire a sovrapporsi fugacemente alla prima, e agevolare così il ritorno in salute di tutto l’organismo.
 

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Conclusioni

Nei paragrafi appena considerati, dunque, Hahnemann, alla luce delle sue osservazioni, afferma alcuni concetti che potremmo così rielaborare:

 - Sostanze della natura che posseggono proprietà medicamentose sono solo quelle in grado di far ammalare l’essere umano, nel rispetto della sua naturale complessità psicofisica, ovverosia con sintomi contemporaneamente fisici e psichici.

 - Queste sostanze sono in grado di guarire dalle malattie unicamente quando somministrate su criterio omeopatico rispetto alla sintomatologia in atto. Tale criterio si realizza compiutamente quando esse, il cui potere curativo è valorizzabile solo attraverso la sperimentazione pura sull’uomo sano, siano somministrate diluite (attenuazione del potere tossicologico), dinamizzate (stabilizzazione dinamica delle alterazioni del solvente) e sul criterio di massima similitudine (totalità dei sintomi) con il quadro morboso in atto.

 - La capacità curativa di sostanze così somministrate risiede nel loro potenziale di perturbabilità dell’energia vitale, di gran lunga superiore a quello dei più comuni agenti nocivi, e tale da mantenersi ancora alle diluizioni più spinte dei rimedi; si può a questo punto ipotizzare che il quadro patologico indotto susciti nell’organismo una risposta difensiva superiore a quella prodotta dalla patologia in atto (iniziale aggravamento omeopatico), capace di ristabilire l’efficienza dei mezzi di difesa di un organismo finalmente in grado, così, di riportarsi autonomamente al precedente stato di salute psicofisica.


A questo punto allora, provando a sintetizzare tra loro le nozioni desunte dall’analisi dei suddetti paragrafi, possiamo spingerci oltre, e affermare quanto segue:sp;• L’essere umano si ammala quando uno stato di inefficienza dei suoi naturali poteri di difesa lo predispone ad essere attaccato da agenti, che solo in virtù di tale condizione di suscettibilità possono risultare patogeni per l’uomo.
 • Il potere curativo di sostanze medicamentose della natura può desumersi unicamente dalla loro capacità di provocare un simile indebolimento, nel rispetto, però, della complessità funzionale dell’organismo umano.
 • La causa iniziale di ogni malattia, in altre parole, non è esterna all’uomo, ma a lui interna e consiste in una condizione esistenziale predisponente (concetto di terreno): ogni corretta terapia avente come fine il ritorno stabile e duraturo a quello stato complessivo di salute che precedeva la malattia in atto (concetto di guarigione contrapposto a quello di semplice palliazione), deve essere rivolto, dunque, alla sola risoluzione di tale condizione esistenziale di sucettibilità.
 • Per ottenere un simile risultato, pertanto, come c’insegna l’esperienza (oggi diremo l’evidenza dei fatti), è necessario somministrare rimedi dei tre regni della natura, il cui potere curativo è stato dedotto - attraverso la sperimentazione pura degli stessi - proprio dalla loro capacità di far ammalare esistenzialmente l’uomo, vale a dire con sintomi non solo fisici, ma coinvolgenti anche il suo modo di sentire e di agire.
 • Tali rimedi, per risultare terapeuticamente efficaci, però, dovranno essere somministrati in base al criterio omeopatico, ovverosia opportunamente diluiti e dinamizzati (potere curativo di sostanze della natura farmacologicamente attive), e in base alla maggior similitudine possibile (totalità dei sintomi) tra malattia in atto e potere morbigeno delle sostanze, desunto proprio dalla sperimentazione pura. Solo la somministrazione dei rimedi nel pieno rispetto di questi accorgimenti potrà definirsi pienamente omeopatica e differenziarsi del tutto da quella allopatica (che al più è in grado di provocare una semplice palliazione delle affezioni morbose).
 • Il rimedio, somministrato secondo i dettami appena ricordati, anche alle diluizioni più spinte, proprio perché dotato di un potere morbigeno assoluto e non condizionato, sarà ancora in grado di provocare una condizione patologica simile, ma di superiore intensità, al naturale quadro morboso, suscitando, in tal modo, con maggiore energia, i poteri di difesa dell’organismo (iniziale aggravamento omeopatico), il cui indebolimento, all’opposto, aveva predisposto l’essere ad ammalarsi, e nel contempo gli impediva di pervenire spontaneamente alla guarigione (omeopatia = terapia causale ed esistenziale).
 • La somministrazione di un rimedio della natura secondo la legge di similitudine, quando effettuata in questa maniera, diviene allora la più simile al modo naturale dell’organismo di riportarsi in salute, e proprio perché intensifica e non indebolisce ulteriormente i suoi poteri di difesa - come fa quella allopatica - lo stato di salute è destinato a mantenersi nel tempo (guarigione stabile e duratura).
 • Se dunque la sperimentazione pura permette di comprendere la naturale complessità psicofisica dell’essere umano, e rivela il vasto potere curativo di molte sostanze presenti in natura dalla capacità di far ammalare esistenzialmente l’uomo (sintomi psicofisici), la legge di similitudine ci dice che, proprio per questo motivo, le stesse sono le sole in grado di guarirlo definitivamente, sempre a patto, però, che vengano somministrate in maniera realmente omeopatica, ovverosia diluite (nello spazio e nel tempo), dinamizzate (cioè avendo cura di aver stabilmente modificato le caratteristiche chimiche del solvente) e in base alla massima similitudine possibile (totalità dei sintomi) con lo sforzo naturale e individuale di tutto l’organismo per ritornare in salute.


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