Sono un sanissimo ragazzo di 26 anni, ho un lavoro che mi piace,
sto organizzando il mio matrimonio, ho tutti i motivi per essere
pieno di energia e di forze. Mi rivolgo a Lei per chiederle, se
potrà darmeli, dei chiarimenti in quanto nonostante tutto, già da
mesi forse da anni,
sono
sempre stanco, mi dimentico tutto e tutto ciò che vorrei fare poi
mi pesa e lo vedo come un dovere; mi trascino le cose fino
all'inverosimile, e tendo in tutto a non concludere. Ho anche un
fungo sulla pelle distribuito per tutto il corpo che non riesco a
guarire. Mi sono rivolto al mio medico ma si è limitato a farmi
fare esami, e prescrivermi dei ricostituenti che non mi hanno
risolto il problema, poi mi sono rivolto ad un omeopata che, anche
per mia incostanza, credo non abbia centrato la causa del mio
malessere. Può darmi qualche indizio?
I sintomi che lei riferisce sono quelli di uno stato di
sovraffaticamento psicofisico, dovuto molto probabilmente a
surmenage lavorativo o di altra natura, ma non sono sufficienti
per indicarle, tramite pc, una cura omeopatica risolutiva adatta
al suo caso. In qualsiasi disturbo, infatti, l'omeopatia, nella
sua forma più classica e vera, partendo dalla malattia, si
prefigge l'ambizioso proposito di curare il malato che si nasconde
dietro essa. E per far questo è necessario indagare oltre che sui
sintomi fisici di cui lei può soffrire in questo periodo, anche su
eventuali modificazioni del carattere recentemente insorte,
comprese ansie e paure apparentemente irragionevoli, per arrivare
a studiare, infine, le sue particolari reazioni alle diverse
condizioni atmosferiche ed ambientali. Solo agendo in questa
maniera, infatti, è possibile individuare il disordine fisiologico
del suo organismo che ha favorito l'insorgenza ed il perdurare di
questo stato di sovraffaticamento, arrivando a curare in altre
parole le cause dei suoi disturbi e non semplicemente i suoi
effetti, come invece ha già fatto con la terapia ricostituente del
suo medico curante e la precedente terapia omeopatica, che molto
probabilmente si è limitata ad un’analisi eccessivamente
superficiale dei suoi disturbi.
Dopo un periodo di circa 3 anni di depressione, la mia compagna soffre di un fortissimo calo della libido. Premesso che certamente è collegato al suo cattivo umore ed alle sue generali
condizioni psicologiche, la mia domanda è: le sembra appropriata la somministrazione di Agnus
Castus 15 ch, 2 granuli al mattino e 2 alla sera? Prima di cominciare la cura, circa 3 mesi fa, era anche molto irritabile e spesso aggressiva. Adesso spesso si sente fiacca, e il desiderio sessuale resta sempre estremamente raro. E' forse ancora troppo presto? Per quanto tempo continuare con la cura?
Non so chi le ha somministrato il rimedio, ma certamente posso dirle che questa non è la maniera più idonea per curarsi con l'omeopatia. Si tratta, infatti, di un'omeopatia sintomatica e dunque allopatizzata, ovverosia prescritta su criterio più simile a quello della medicina tradizionale che a quello realmente omeopatico, con la possibilità di far insorgere, nella ripetizione frequente e protratta del rimedio, un quadro sintomatico iatrogeno, indotto cioè dal rimedio stesso, che può sovrapporsi alla patologia esistente e complicarla. La esorto quindi a rivolgersi, per il problema da lei descritto, ad un omeopata più esperto.
Sono una donna di quasi trent'anni, sposata e mamma di due bambini rispettivamente di 2 e 5 anni. Ho avuto dopo entrambe le gravidanze problemi di depressione, che con l'aiuto di farmaci e della musicoterapia ho quasi risolto. Ora il mio problema è un altro: scalando le gocce di un farmaco antidepressivo che assumo da un po', non riesco a controllarmi più nel mangiare, o meglio sento sempre bisogno di mangiare, e soprattutto desiderio di cioccolata. La dottoressa che mi segue, mi ha consigliato di rivolgermi a qualche suo collega che usa i rimedi omeopatici, perchè secondo lei avrei bisogno di una qualche integrazione per superare anche questo periodo di assestamento e poter poi riuscire a fare una dieta per eliminare i chili di troppo.
Il ricorso frequente ad un cibo come la cioccolata, indica in realtà che, alla diminuzione del farmaco antidepressivo, i sintomi stanno puntualmente riaffacciandosi, e istintivamente il suo organismo si rivolge ad un cibo, come la cioccolata appunto, contenente sostanze che, in qualche maniera, riproducono i benefici effetti sull'umore di sostanze stimolanti del nostro organismo dette amine biogene (serotonina e adrenalina in particolare). Tutto questo perché l'azione del farmaco da lei assunto fin qui, è esclusivamente locale, non modifica cioè le alterazioni funzionali del suo organismo che, da dopo le due gravidanze, hanno provocato l'insorgenza della depressione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia, però, compresa una terapia omeopatica, l'unica capace di agire sullo squilibrio funzionale responsabile della sua depressione, le consiglio di verificare la funzione tiroidea, in quanto spesso sensibile a processi infiammatori autoimmuni tipici del dopo parto.
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