Navigando su internet ho letto che la THUYA è utile non solo per la cellulite ma anche per problemi legati alle unghie. Io le ho rigate verticalmente e deboli. Volevo sapere se tale informazione è corretta e per quanto tempo è possibile seguire questa cura
Molte delle informazioni presenti su internet non sono metodologicamente corrette, tendendo a semplificare la terapia, e semmai a renderla troppo simile al modo tradizionale di somministrare i farmaci, cosa che non si addice affatto ai rimedi omeopatici. L'esempio riportato da lei rientra tra quanto appena dettole. Per cui le sconsiglio di utilizzare il rimedio nel modo che ha trovato scritto, e di rivolgersi ad un professionista serio e competente, che saprà inquadrare costituzionalmente il suo problema e risolverlo con una cura causale piuttosto che semplicemente sintomatica.
Ho più di 80 anni, sono affetto da prostatite benigna, e circa un mese fa ho avuto dei seri problemi alla minzione con fortissimi dolori. Ho iniziato a prendere Sabal Serrulata alla 6 dh, 20 gocce 3 volte al giorno. Contemporaneamente prendo Cantharis 9ch, 3 granuli per 3 volte al giorno. Non ho comunque smesso di prendere Xatral 10. Ho avuto discreti risultati anche coadiuvati da applicazioni di magnetoterapia pulsata ad alta frequenza. Naturalmente essendo un profano in materia, gradirei un consiglio da parte vostra
Nelle malattie croniche l'utilizzo dell'omeopatia è particolarmente efficace solo attraverso una personalizzazione delle cure: questa si ottiene partendo dalla malattia di cui si soffre, e poi cercando altri sintomi dell' organismo che interessano tanto la sua emotività quanto la sua reattività agli stimoli ambientali, così come l'efficacia dei processi fisiologici, atti a conservare in costante equilibrio le variabili vitali dell' intero organismo. In questa maniera si riesce ad individuare quella condizione organica predisponente all'affezione in atto, condizione che va trattata se si vuole che la malattia regredisca progressivamente e naturalmente, anche e soprattutto per un rinforzo delle sue naturali difese. Nei casi acuti, ugualmente, la scelta del rimedio più appropriato non avviene esclusivamente sul nome dell'affezione, ma sulle circostanza che hanno favorito l'insorgenza di nuovi sintomi, e sulle caratteristiche di miglioramento e peggioramento degli stessi, in relazione a diverse variabili. Anche in acuto, dunque, per un approccio omeopatico efficace e privo di effetti collaterali è sempre necessario personalizzare al massimo la terapia.
Mia moglie che è in cura da un medico omeopata: ha scoperto di avere la Tenia, da ormai 6 mesi, la cura (e la dieta antiparassitosi) datagli è finalizzata a riequilibrare l'organismo e nessun rimedio per debellare il parassita. Purtroppo mia moglie non ha miglioramenti, espelle quotidianamente segmenti di tenia, e a distanza di così tanto tempo ne è ancora affetta. Mi domando: non vi è un rimedio naturale per espellerla velocemente?
L’approccio terapeutico del collega che ha in cura sua moglie è formalmente corretto, bisogna poi vedere se il rimedio somministratole è quello più adatto ed efficace a modificare l’equilibrio organico di sua moglie, permettendole di espellere naturalmente, e definitivamente, il parassita. Questo approccio, tuttavia, rappresenta comunque la via più naturale e sicura, e quella che nel tempo garantisce i risultati migliori e più duraturi.
La contatto per avere una semplice informazione e
pertanto le chiedo: un iridologo può esercitare
l'attività di omeopata? Può prescrivere farmaci omeopatici? D’altronde, se non
esiste nessuna legge in merito, devo pensare che l'omeopatia non è pericolosa
in quanto chiunque può praticarla, anche per hobby, e questo significa che non
ha alcun effetto, e non è pericolosa come la medicina tradizionale.
Effettivamente non esiste attualmente una legge italiana che vieti a
persone non laureate in medicina di esercitare l'omeopatia. La
situazione legislativa italiana, però, non è la stessa del resto
del globo terrestre e, secondariamente, una legge che metta
ordine nel campo della medicine alternative è senza dubbio
osteggiata da tutto il mondo delle multinazionali farmaceutiche,
che vedono nell'Italia un paese dove realizzare facili profitti,
e per questo temono qualsiasi ordinamento che anche solo miri a
regolarizzare il vasto campo delle terapie alternative. Le
ricordo, tuttavia, che, se una persona non ha dimestichezza con
le malattie tradizionali, nel senso che non le conosce nella
diagnosi, nella possibile evoluzione e nelle complicanze che ne
possono insorgere, non sarà mai in grado di utilizzare con pieno
successo l'omeopatia, e costituirà al contempo una possibile
fonte di rischi per il paziente che ne è affetto.
Le scrivo per chiederle informazioni sull'omeopatia: un mio
familiare ha sviluppato da circa due anni una
piastrinopenia
(Malattia Werlhof) e l'estate scorsa è stato sottoposto (a mio
parere affrettatamente) ad una splenectomia. Adesso ha continui
sbalzi della conta ematica, troppe piastrine una settimana, troppo
poche quella successiva.Il medico curante insiste con il
cortisone, ma mio suocero si rifiuta perché dopo parecchi mesi di
cura se ne sono evidenziati gli effetti collaterali. Le chiedo:
esistono cure omeopatiche per, non dico guarire, ma al meno
migliorare la conta piastrinica? Ci possono essere delle
interazioni con i farmaci del Morbo di Parkinson?
L’omeopatia nella sua forma più classica e maggiormente orientata
a ristabilire in maniera naturale la salute dei malati, non cura
mai la singola malattia od il singolo disturbo, ma sempre la
persona - con le sue alterazioni caratteriali, delle funzioni
intellettive e le sue particolari reazioni alle diverse condizioni
climatiche ed ambientali - affetta da quella malattia o da quel
disturbo. Tali alterazioni, infatti, apparentemente slegate dalla
malattia di base, rappresentano, invece, insieme a questa,
l’insieme dei sintomi che ci indicano che qualcosa nella
fisiologia funzionale dell’organismo di suo padre si è andata
perturbando, ed è proprio questa perdita dell’armonia funzionale
dell’organismo che lo ha predisposto all’insorgenza del disturbo a
carico delle piastrine. Non curando questa disarmonia funzionale è
impossibile pervenire ad una guarigione stabile, duratura e,
soprattutto, fisiologica, senza cioè la comparsa di sgradevoli
effetti collaterali. Le dico subito che, per individuare questa
alterazione funzionale dell’organismo è necessario sottoporre suo
padre ad una visita accurata, e che, il Parkinson pre o
coesistente, e gli interventi terapeutici eseguiti, quali la
splenectomia e la somministrazione protratta di cortisone, hanno
sicuramente complicato il quadro patologico di base, per cui la
cura omeopatica, in casi come questi, è destinata ad essere lunga,
e necessita della maggiore adesione possibile del paziente, per
garantire risultati progressivamente sempre più soddisfacenti.
Le chiedo cortesemente se oltre all'intervento chirurgico e alla
riabilitazione logopedica per una
cisti alla corda vocale
non vi sia anche una qualche terapia farmaceutica. La cisti che ho
alla corda vocale è frutto di un’allergia agli acari della polvere
con rinite allergica perenne, che curo con antistaminico e
omeopatia. Il problema, a distanza di 5 anni, non è risolto, ma
vado un po’ meglio; purtroppo quando ho le crisi allergiche il
catarro appiccicoso mi si ferma proprio sulle corde vocali, che si
infiammano a furia di provare ad eliminarlo.
La sua terapia è piuttosto confusa: associare, infatti,
antistaminico e omeopatia rappresenta un miscuglio che denota
scarsa comprensione della metodologia omeopatica, la quale
origina, invece, proprio per cercare di superare i limiti della
medicina tradizionale, più rivolta alla cura degli effetti della
malattia piuttosto che alla cause che l’hanno determinata. Solo
intervenendo su queste, infatti, sarà possibile pervenire ad una
guarigione progressiva e duratura, mentre agendo in maniera
esclusivamente sintomatica si contrasterà lo sforzo dell'organismo
di pervenire alla risoluzione del disturbo, sopprimendo, di fatto,
una reazione liberatoria che, proprio come le è capitato, è finita
per assumere i connotati di una formazione cistica, avente come
scopo di difesa del suo organismo quello di circoscrivere e
diluire ciò che non è più in grado di eliminare.
Da diverso tempo ho delle perdite di sangue che si ripetono mensilmente tra il 10 ed il 20 giorno del ciclo. Mi è stato diagnosticata una carenza di progesterone, e come terapia mi è stato prescritto: prima la pillola Miranova che ho preso per circa un anno; ora, in previsione di una gravidanza mi è stato prescritto il LUTENYL. Leggendo le controindicazioni, diciamo che non sono per niente propensa al suo utilizzo: tra la possibilità di aumentare la percentuale di generare un cancro mammario (anche se definito meno invasivo di quello trovato in donne non trattare) e le perdite....preferisco le perdite. Mi chiedevo se c'è qualche alternativa, un rimedio omeopatico, avevo sentito parlare di Agnocasto... mi potrebbe indicare lei qualcosa? La somministrazione, se ci sono effetti collaterali, etc.?
Trattandosi il suo di un disturbo cronico-recidivante, non mi è possibile fornirle un rimedio senza che prima lei si sottoponga ad una visita accurata. La tendenza del disturbo a permanere, infatti, indica che qualcosa nell'armonia funzionale del suo organismo si è andata - per le cause più disparate - perturbando in maniera stabile. Solo attraverso una visita accurata, dunque, è possibile identificare l'origine e le caratteristiche di questa disarmonia che sostiene il disturbo, solo eliminando la quale le sarà possibile pervenire ad una guarigione stabile e priva di ulteriori alterazioni dei suoi fisiologici processi vitali, cosa che invece si verificherebbe, inevitabilmente, sia somministrandole il farmaco a cui lei fa riferimento, sia prescrivendole un rimedio omeopatico, come quello da lei descritto, senza il rispetto della corretta metodologia omeopatica, che a sua volta origina dalla presa di coscienza dell'effettiva natura dell'essere umano e della sua conseguente indivisibile complessità psicofisica.
E’ la seconda volta che sono operata di polipi all'endometrio, con conseguenti metroraggie. Mi sono rivolta ad un omeopata che mi ha prescritto tali rimedi per prevenirne la formazione, e precisamente: Follicolinum 30 CH una monodose al 7° giorno del ciclo e Luteinum 5 CH 5 granuli al giorno dal 15 al 24° giorno del ciclo. Desideravo chiederle lei cosa ne pensa di questi rimedi? Chiedo la sua opinione non per mancanza di fiducia nei confronti dello specialista che me li ha prescritti, ma perché essendo avvicinatami da poco alla medicina naturale ho sempre paura di commettere qualche errore.
Devo subito premetterle che i rimedi che le ha prescritto il collega non sono omeopatici nel senso vero del termine. Un rimedio può definirsi omeopatico quando non solo sia stato opportunamente diluito ed energicamente scosso, come ci fa pensare il particolare dosaggio a cui le sono stati prescritti i due prodotti, ma soprattutto quando sia stato anche più volte somministrato ad un individuo sano, in modo da fargli comparire una serie di sintomi che sono quelli per i quali, in base al principio di similitudine, sarà opportunamente prescritto ad un paziente. I due rimedi che le sono stati prescritti, invece, sono, opportunamente diluiti, gli ormoni follicolostimolane e luteinizzante, normalmente prodotti dall'ipofisi del nostro organismo, e a lei somministrati nell'ipotesi che siano in grado di agire da stimolo al rilascio degli ormoni suddetti da parte della stessa ghiandola. Si tratta, in effetti, di una sorta di organoterapia, ben diversa dalla vera omeopatia, in base alla quale le avrebbero dovuto prescrivere un unico rimedio scelto non soltanto sulla sua tendenza a presentare i polipi, ma anche e soprattutto su tutta una serie di sintomi mentali e generali capaci di evidenziarci un'alterazione del corretto equilibrio delle sue funzioni vitali, alterazione che la predispone al ritorno dei suoi disturbi e che è la vera causa da eliminare se si vuole pervenire ad una guarigione soddisfacente e soprattutto priva di effetti collaterali.
Una recente gastroscopia mi ha diagnosticato una gastrite cronica. Rifiuto, in linea di principio, l'idea d'aspettare un prossimo episodio e assumere dell'omeoprazolo per un mese o due. L'idea di ricorrere all'omeopatia è semplicemente frutto d'una positiva esperienza sette anni fa. Il mio problema a questo punto è potermi rivolgere ad un medico omeopata che sia "specializzato" in gastroenterologia.
Il concetto di specializzazione è del tutto estraneo all'orientamento terapeutico della medicina omeopatica. Quest'ultima, infatti, considera l'essere umano un’unità indivisibile di mente e corpo che, come tale, quando si ammala, si ammala sempre nella sua totalità. Ciascun medico omeopata deve pertanto avere piena conoscenza della medicina tradizionale e delle singole entità nosologiche (in altri termini: le malattie), che deve essere sempre in grado di seguire nella loro evoluzione, utilizzando a questo scopo tutte le conoscenze e gli strumenti più moderni. Tuttavia, una volta posta la diagnosi di malattia, il compito di un'omeopata che abbia veramente compreso la naturale complessità dell'essere umano, è quello di spostare l'obiettivo della cura dalla singola malattia alla persona intera intesa come malato. Solo in questa maniera si avrà la possibilità di agire sulle cause effettive dei diversi disturbi, eliminando le quali sarà possibile ottenere una guarigione finalmente stabile e duratura.
Mia madre, di oltre 80 anni, attualmente soffre continuamente di problemi dermatologici: ha avuto negli ultimi mesi herpes zoster vicino alle parti intime, ed ora all'inguine le è stata diagnosticata una micosi molto fastidiosa. Le pomate prescritte non le sopporta, si infiamma di più e le si gonfiano le labbra e gli occhi. Potrebbero essere indicate per lei delle cure omeopatiche?
La persistenza delle lesioni cutanee indica uno stato permanente di alterazione funzionale dell’organismo di sua madre, che ne impedisce una guarigione spontanea, e condiziona il continuo ritorno dei disturbi. In simili casi la prescrizione di un sintomatico omeopatico può solo alleviare temporaneamente la situazione, ma non risolverla a lungo termine, cosa possibile, invece, solo attraverso l’individuazione e la cura dei fattori predisponenti, attraverso una visita il più possibilmente estesa a tutti gli organi e apparati.
Esiste una cura omeopatica che dia beneficio ad un malato di cirrosi in stadio iniziale ed epatite C?
La medicina omeopatica, nella sua forma più vera e più efficace, non è rivolta alla cura della sola malattia, ma bensì a quella del paziente affetto da una determinata patologia. In altre parole, la cura è sempre individualizzata, e questo è l’unico modo per arrivare ad individuare e a trattare le cause che hanno determinato l’ insorgenza ed il mantenimento della patologia a cui lei fa riferimento nella sua. E’ proprio in questo peculiare aspetto la reale diversità della medicina omeopatica da quella tradizionale, e qualsiasi altro modo di applicarla non ne sfrutta appieno le sue potenzialità, ma soprattutto è destinata, nel tempo, a dare risultati deludenti e, addirittura, a lasciare terapeuticamente scoperta la persona affetta da un qualsiasi tipo di disturbo.
Sono affetto da epatite
C da circa 30 anni con genotipo 2: esistono cure per migliorare la situazione clinica di pazienti affetti da tale malattia con esami che rivelano una ottima condizione del fegato?
L’omeopatia è un metodo di diagnosi e terapia che mira ad identificare lo stato di suscettibilità del suo organismo, che l’ha resa contagiabile dal virus e le impedisce nel contempo di pervenire spontaneamente alla guarigione. La cura di tale condizione organica è però individualizzata caso per caso, attraverso una scrupolosa ricerca di quei sintomi di tutto il suo organismo che sono espressione del suo stato di suscettibilità e di contemporanea incapacità a liberarsi del virus. Proprio per le ragioni appena esposte, lei comprende bene come non sia possibile fornirle in poche righe un unico rimedio capace di curare ogni individuo affetto dalla malattia di cui lei stesso soffre.
Da circa 4 mesi mi sono sottoposta ad una cura omeopatica
poiché soffro di poliposi nasale:
da premettere che ho interrotto il vaccino da 4 anni circa, poiché sono un soggetto allergico e da parecchi anni soffro di rinite, in quanto allergica al mix graminacee, parietaria, mix alberi, epitelio gatto, e allergica ai farmaci che contengono acido salicilico. La cura che mi è stata consigliata da una dott.ssa omeopata è la seguente: gocce Dynamis "Dulcamara 6CH" (5 gocce x 2 volte al dì) e
granuli "Marum verum 12CH" (4 granuli x 2 volte al dì). Va bene così, o ci sono altri rimedi? Prima di iniziare la cura omeopata, ero in cura fino a gennaio scorso con un allergologo ed assumevo dei farmaci con cortisone dai quali stavo bene x 3-4-mesi e poi ricominciavo con gli stessi sintomi, di cui soffro tutt'oggi: naso quasi sempre tappato, rinite e, la cosa peggiore non avverto i sapori e gli odori.
La cura prescrittale non è omeopatica in senso stretto, in quanto utilizza rimedi complessi che non sono stati sottoposti a determinate procedure, che permettono di definirli realmente omeopatici. Non posso esprimere alcun giudizio, dunque, in quanto quei prodotti personalmente non li utilizzo, ma posso dirle soltanto che in una buona cura omeopatica viene prescritto un solo rimedio alla volta e su un insieme di sintomi che si deducono solamente attraverso un esame approfondito della sua persona. In altre parole: nelle malattie croniche, come la sua, la cura omeopatica non va direttamente a cercare di sopprimere la malattia, ma mira a riequilibrare l'organismo nella sua complessità psicofisica, in modo che risponda in maniera adeguata a stimoli poco o per nulla nocivi.
Dopo un periodo di circa 3 anni di depressione, la mia compagna ora soffre di un fortissimo calo della libido. Premesso che tanto è collegato al suo umore ed alle sue generali condizioni psicologiche, la mia domanda è: Le sembra appropriata la somministrazione di Agnus Castus 15 ch, 2 granuli al mattino e 2 alla sera? Prima di cominciare la cura circa 3 mesi fa era anche molto irritabile e spesso aggressiva. Adesso spesso si sente molto fiacca, ma il desiderio è raro è forse ancora troppo presto?
Non so chi le ha somministrato il rimedio, ma certamente posso dirle che questa non è la maniera idonea per curarsi con l'omeopatia. Si tratta, infatti, di un'omeopatia sintomatica e dunque allopatizzata, cioè prescritta su un criterio più simile alla medicina tradizionale che a quello realmente omeopatico, con la possibilità di far insorgere, nella ripetizione frequente e protratta del rimedio, un quadro sintomatico iatrogeno che può sovrapporsi alla patologia esistente. La esorto quindi a rivolgersi per il problema da lei descritto ad un omeopata esperto e unicista.
Ho trovato il suo nominativo su internet, facendo una ricerca sui medici omeopati a Roma. Le volevo chiedere, da ignorante in materia, se lei si occupa anche di omotossicologia,
poiché sono molto interessata e incuriosita da tale materia. Non so in realtà se ogni dottore omeopata è obbligatoriamente anche omotossicologo. Molto brevemente: disperata per i dolori artrosici di mia madre (82 anni) che non riusciva da mesi a curarsi più con nulla e che continuava a prendere cortisone e fans di ogni tipo, mi sono messa a leggere in rete di tutto di più e, trovando un forum su omeopatia e omotossicologia, ho letto di parecchie persone che parlavano positivamente di due rimedi: Zeel T compresse
e Arnica Compositum Hell.
Le ho comprate, mia madre le prende da circa tre settimane e…è sparito il dolore acuto(mia madre dice di essere stata miracolata). A questo punto ho la necessità di far vedere mia madre da uno specialista per capire se la terapia da me "copiata" è quella giusta per lei, e vorrei una cura anche per me, per alcune piccole patologie che mi disturbano.
Omeopatia e omotossicologia non sono la stessa cosa, sebbene quest'ultima derivi dall'omeopatia, ma venga utilizzata in una maniera ben diversa dall'approccio omeopatico più tradizionale. In sintesi: l'omotossicologia utilizza spesso miscele di rimedi omeopatici, così come quelli che lei ha somministrato a sua madre, per la quale avrebbe ottenuto probabilmente gli stessi risultati se avesse prescritto la sola arnica o il solo rhus tox omeopatici. L'omotossicologia nelle malattie croniche-recidivanti, utilizza ancora un approccio sintomatologico, che non arriva a cogliere l'alterazione funzionale dell'organismo, che ha permesso l'insorgenza dei sintomi e il loro continuo ritorno. In altre parole la terapia omeopatica mira ad identificare e trattare le cause dei singoli disturbi, riuscendo ad eliminarli definitivamente proprio per questo approccio eziologico o causale.
Sono una donna di più di 40 anni, e qualche mese fa mi
è stato diagnosticato un mioma uterino di piccolissime dimensioni, mentre da circa 3 anni mi
è stata riscontrata una tiroidite autoimmune con conseguente ipotiroidismo, e mi è stato consigliato l'uso dell'Eutirox.
Poiché non amo curarmi con la medicina classica, mi sono rivolta ad un dottore omeopata, il quale per la cura del mioma mi ha consigliato l'uso della Thuya Occidentalis e della Silicea, e per la cura dell'ipotiroidismo il farmaco R51Reckeweg, che contiene Belladonna D30, Hekla Lava D12, Jodum D30, Lapis Albus D12 ,Lycopus virginicus D12, Natrium chloratumD30. Poichè mi sono documentata e ho scoperto che lo jodum si usa per curare l'ipertiroidismo, vorrei, se possibile, avere qualche chiarimento da lei.
Il dottore che l’ha visitata segue un indirizzo omotossicologico e non omeopatico: l’omotossicologia, pur originando in parte dall’omeopatia, se ne discosta per diversi aspetti, il principale di tutti è l’utilizzo di miscele di rimedi unitari (belladonna, iodum, ecc, contenuti nel rimedio da lei citato). Per ciascuno di essi esiste, infatti, una patogenesi, ovverosia il riscontro di quali e quanti sintomi ha provocato nella persona sana, per i quali quel rimedio verrà somministrato nel malato che li presenterà in corso di malattia. La miscela di rimedi così studiati produce un nuovo prodotto, del quale, però, non conosciamo la patogenesi, e quindi non possiamo sapere, deducendolo dal potenziale tossicologico sulla persona sana, il reale potere terapeutico da sfruttarne in caso di malattia.
Salve, volevo chiederle se posso rivolgermi ad un omeopata per un consulto sull'alimentazione, dato che io non vorrei una dieta dimagrante, ma semplicemente dei consigli su una corretta alimentazione e sugli alimenti che possano sostituire almeno in parte le proprietà della carne,
poiché vorrei diminuire l'assunzione di questo alimento. Scrivo a lei
perché mi sono rivolta ad alcuni dietologi senza risultato e volevo sapere se mi potrebbe aiutare la consultazione di un omeopata
La cura omeopatica è tesa molte volte anche semplicemente a prevenire possibili patologie, a cui siamo inevitabilmente esposti in base alla nostra ereditarietà genetica che, morfologicamente, si esprime in un aspetto costituzionale, che permette di suddividere gli esseri umani in un numero definito di biotipologie. Proprio in quest’ ottica di cura, finalizzata alla prevenzione, l’omeopata non può non fornire suggerimenti sulla dieta, e in particolare sul modo corretto di rivolgerci agli alimenti, con particolare attenzione anche alla personalizzazione della stessa, proprio in base all’aspetto morfologico del soggetto in esame. Pertanto la sua richiesta appare particolarmente pertinente al lavoro e agli scopi terapeutici dell’omeopatia.
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