La contatto per avere una semplice informazione e pertanto le chiedo: un iridologo può esercitare l'attività di omeopata? Può prescrivere farmaci omeopatici? D’altronde, se non esiste nessuna legge in merito, devo pensare che l'omeopatia non è pericolosa in quanto chiunque può praticarla, anche per hobby, e questo significa che non ha alcun effetto, e non è pericolosa come la medicina tradizionale.
Effettivamente non esiste attualmente una legge italiana che vieti a
persone non laureate in medicina di esercitare l'omeopatia. La
situazione legislativa italiana, però, non è la stessa del resto
del globo terrestre e, secondariamente, una legge che metta
ordine nel campo della medicine alternative è senza dubbio
osteggiata da tutto il mondo delle multinazionali farmaceutiche,
che vedono nell'Italia un paese dove realizzare facili profitti,
e per questo temono qualsiasi ordinamento che anche solo miri a
regolarizzare il vasto campo delle terapie alternative. Le
ricordo, tuttavia, che, se una persona non ha dimestichezza con
le malattie tradizionali, nel senso che non le conosce nella
diagnosi, nella possibile evoluzione e nelle complicanze che ne
possono insorgere, non sarà mai in grado di utilizzare con pieno
successo l'omeopatia, e costituirà al contempo una possibile
fonte di rischi per il paziente che ne è affetto.
Le scrivo per chiederle informazioni sull'omeopatia: un mio
familiare ha sviluppato da circa due anni una
piastrinopenia
(Malattia Werlhof) e l'estate scorsa è stato sottoposto (a mio
parere affrettatamente) ad una splenectomia. Adesso ha continui
sbalzi della conta ematica, troppe piastrine una settimana, troppo
poche quella successiva.Il medico curante insiste con il
cortisone, ma mio suocero si rifiuta perché dopo parecchi mesi di
cura se ne sono evidenziati gli effetti collaterali. Le chiedo:
esistono cure omeopatiche per, non dico guarire, ma al meno
migliorare la conta piastrinica? Ci possono essere delle
interazioni con i farmaci del Morbo di Parkinson?
L’omeopatia nella sua forma più classica e maggiormente orientata
a ristabilire in maniera naturale la salute dei malati, non cura
mai la singola malattia od il singolo disturbo, ma sempre la
persona - con le sue alterazioni caratteriali, delle funzioni
intellettive e le sue particolari reazioni alle diverse condizioni
climatiche ed ambientali - affetta da quella malattia o da quel
disturbo. Tali alterazioni, infatti, apparentemente slegate dalla
malattia di base, rappresentano, invece, insieme a questa,
l’insieme dei sintomi che ci indicano che qualcosa nella
fisiologia funzionale dell’organismo di suo padre si è andata
perturbando, ed è proprio questa perdita dell’armonia funzionale
dell’organismo che lo ha predisposto all’insorgenza del disturbo a
carico delle piastrine. Non curando questa disarmonia funzionale è
impossibile pervenire ad una guarigione stabile, duratura e,
soprattutto, fisiologica, senza cioè la comparsa di sgradevoli
effetti collaterali. Le dico subito che, per individuare questa
alterazione funzionale dell’organismo è necessario sottoporre suo
padre ad una visita accurata, e che, il Parkinson pre o
coesistente, e gli interventi terapeutici eseguiti, quali la
splenectomia e la somministrazione protratta di cortisone, hanno
sicuramente complicato il quadro patologico di base, per cui la
cura omeopatica, in casi come questi, è destinata ad essere lunga,
e necessita della maggiore adesione possibile del paziente, per
garantire risultati progressivamente sempre più soddisfacenti.
Le chiedo cortesemente se oltre all'intervento chirurgico e alla
riabilitazione logopedica per una
cisti alla corda vocale
non vi sia anche una qualche terapia farmaceutica. La cisti che ho
alla corda vocale è frutto di un’allergia agli acari della polvere
con rinite allergica perenne, che curo con antistaminico e
omeopatia. Il problema, a distanza di 5 anni, non è risolto, ma
vado un po’ meglio; purtroppo quando ho le crisi allergiche il
catarro appiccicoso mi si ferma proprio sulle corde vocali, che si
infiammano a furia di provare ad eliminarlo.
La sua terapia è piuttosto confusa: associare, infatti,
antistaminico e omeopatia rappresenta un miscuglio che denota
scarsa comprensione della metodologia omeopatica, la quale
origina, invece, proprio per cercare di superare i limiti della
medicina tradizionale, più rivolta alla cura degli effetti della
malattia piuttosto che alla cause che l’hanno determinata. Solo
intervenendo su queste, infatti, sarà possibile pervenire ad una
guarigione progressiva e duratura, mentre agendo in maniera
esclusivamente sintomatica si contrasterà lo sforzo dell'organismo
di pervenire alla risoluzione del disturbo, sopprimendo, di fatto,
una reazione liberatoria che, proprio come le è capitato, è finita
per assumere i connotati di una formazione cistica, avente come
scopo di difesa del suo organismo quello di circoscrivere e
diluire ciò che non è più in grado di eliminare.
Da diverso tempo ho delle perdite di sangue che si ripetono mensilmente tra il 10 ed il 20 giorno del ciclo. Mi è stato diagnosticata una carenza di progesterone, e come terapia mi è stato prescritto: prima la pillola Miranova che ho preso per circa un anno; ora, in previsione di una gravidanza mi è stato prescritto il LUTENYL. Leggendo le controindicazioni, diciamo che non sono per niente propensa al suo utilizzo: tra la possibilità di aumentare la percentuale di generare un cancro mammario (anche se definito meno invasivo di quello trovato in donne non trattare) e le perdite....preferisco le perdite. Mi chiedevo se c'è qualche alternativa, un rimedio omeopatico, avevo sentito parlare di Agnocasto... mi potrebbe indicare lei qualcosa? La somministrazione, se ci sono effetti collaterali, etc.?
Trattandosi il suo di un disturbo cronico-recidivante, non mi è possibile fornirle un rimedio senza che prima lei si sottoponga ad una visita accurata. La tendenza del disturbo a permanere, infatti, indica che qualcosa nell'armonia funzionale del suo organismo si è andata - per le cause più disparate - perturbando in maniera stabile. Solo attraverso una visita accurata, dunque, è possibile identificare l'origine e le caratteristiche di questa disarmonia che sostiene il disturbo, solo eliminando la quale le sarà possibile pervenire ad una guarigione stabile e priva di ulteriori alterazioni dei suoi fisiologici processi vitali, cosa che invece si verificherebbe, inevitabilmente, sia somministrandole il farmaco a cui lei fa riferimento, sia prescrivendole un rimedio omeopatico, come quello da lei descritto, senza il rispetto della corretta metodologia omeopatica, che a sua volta origina dalla presa di coscienza dell'effettiva natura dell'essere umano e della sua conseguente indivisibile complessità psicofisica.
E’ la seconda volta che sono operata di polipi all'endometrio, con conseguenti metroraggie. Mi sono rivolta ad un omeopata che mi ha prescritto tali rimedi per prevenirne la formazione, e precisamente: Follicolinum 30 CH una monodose al 7° giorno del ciclo e Luteinum 5 CH 5 granuli al giorno dal 15 al 24° giorno del ciclo. Desideravo chiederle lei cosa ne pensa di questi rimedi? Chiedo la sua opinione non per mancanza di fiducia nei confronti dello specialista che me li ha prescritti, ma perché essendo avvicinatami da poco alla medicina naturale ho sempre paura di commettere qualche errore.
Devo subito premetterle che i rimedi che le ha prescritto il collega non sono omeopatici nel senso vero del termine. Un rimedio può definirsi omeopatico quando non solo sia stato opportunamente diluito ed energicamente scosso, come ci fa pensare il particolare dosaggio a cui le sono stati prescritti i due prodotti, ma soprattutto quando sia stato anche più volte somministrato ad un individuo sano, in modo da fargli comparire una serie di sintomi che sono quelli per i quali, in base al principio di similitudine, sarà opportunamente prescritto ad un paziente. I due rimedi che le sono stati prescritti, invece, sono, opportunamente diluiti, gli ormoni follicolostimolane e luteinizzante, normalmente prodotti dall'ipofisi del nostro organismo, e a lei somministrati nell'ipotesi che siano in grado di agire da stimolo al rilascio degli ormoni suddetti da parte della stessa ghiandola. Si tratta, in effetti, di una sorta di organoterapia, ben diversa dalla vera omeopatia, in base alla quale le avrebbero dovuto prescrivere un unico rimedio scelto non soltanto sulla sua tendenza a presentare i polipi, ma anche e soprattutto su tutta una serie di sintomi mentali e generali capaci di evidenziarci un'alterazione del corretto equilibrio delle sue funzioni vitali, alterazione che la predispone al ritorno dei suoi disturbi e che è la vera causa da eliminare se si vuole pervenire ad una guarigione soddisfacente e soprattutto priva di effetti collaterali.
Una recente gastroscopia mi ha diagnosticato una gastrite cronica. Rifiuto, in linea di principio, l'idea d'aspettare un prossimo episodio e assumere dell'omeoprazolo per un mese o due. L'idea di ricorrere all'omeopatia è semplicemente frutto d'una positiva esperienza sette anni fa. Il mio problema a questo punto è potermi rivolgere ad un medico omeopata che sia "specializzato" in gastroenterologia.
Il concetto di specializzazione è del tutto estraneo all'orientamento terapeutico della medicina omeopatica. Quest'ultima, infatti, considera l'essere umano un’unità indivisibile di mente e corpo che, come tale, quando si ammala, si ammala sempre nella sua totalità. Ciascun medico omeopata deve pertanto avere piena conoscenza della medicina tradizionale e delle singole entità nosologiche (in altri termini: le malattie), che deve essere sempre in grado di seguire nella loro evoluzione, utilizzando a questo scopo tutte le conoscenze e gli strumenti più moderni. Tuttavia, una volta posta la diagnosi di malattia, il compito di un'omeopata che abbia veramente compreso la naturale complessità dell'essere umano, è quello di spostare l'obiettivo della cura dalla singola malattia alla persona intera intesa come malato. Solo in questa maniera si avrà la possibilità di agire sulle cause effettive dei diversi disturbi, eliminando le quali sarà possibile ottenere una guarigione finalmente stabile e duratura.
Mia madre, di oltre 80 anni, attualmente soffre continuamente di problemi dermatologici: ha avuto negli ultimi mesi herpes zoster vicino alle parti intime, ed ora all'inguine le è stata diagnosticata una micosi molto fastidiosa. Le pomate prescritte non le sopporta, si infiamma di più e le si gonfiano le labbra e gli occhi. Potrebbero essere indicate per lei delle cure omeopatiche?
La persistenza delle lesioni cutanee indica uno stato permanente di alterazione funzionale dell’organismo di sua madre, che ne impedisce una guarigione spontanea, e condiziona il continuo ritorno dei disturbi. In simili casi la prescrizione di un sintomatico omeopatico può solo alleviare temporaneamente la situazione, ma non risolverla a lungo termine, cosa possibile, invece, solo attraverso l’individuazione e la cura dei fattori predisponenti, attraverso una visita il più possibilmente estesa a tutti gli organi e apparati.
Esiste una cura omeopatica che dia beneficio ad un malato di cirrosi in stadio iniziale ed epatite C?
La medicina omeopatica, nella sua forma più vera e più efficace, non è rivolta alla cura della sola malattia, ma bensì a quella del paziente affetto da una determinata patologia. In altre parole, la cura è sempre individualizzata, e questo è l’unico modo per arrivare ad individuare e a trattare le cause che hanno determinato l’ insorgenza ed il mantenimento della patologia a cui lei fa riferimento nella sua. E’ proprio in questo peculiare aspetto la reale diversità della medicina omeopatica da quella tradizionale, e qualsiasi altro modo di applicarla non ne sfrutta appieno le sue potenzialità, ma soprattutto è destinata, nel tempo, a dare risultati deludenti e, addirittura, a lasciare terapeuticamente scoperta la persona affetta da un qualsiasi tipo di disturbo.
Sono affetto da epatite
C da circa 30 anni con genotipo 2: esistono cure per migliorare la situazione clinica di pazienti affetti da tale malattia con esami che rivelano una ottima condizione del fegato?
L’omeopatia è un metodo di diagnosi e terapia che mira ad identificare lo stato di suscettibilità del suo organismo, che l’ha resa contagiabile dal virus e le impedisce nel contempo di pervenire spontaneamente alla guarigione. La cura di tale condizione organica è però individualizzata caso per caso, attraverso una scrupolosa ricerca di quei sintomi di tutto il suo organismo che sono espressione del suo stato di suscettibilità e di contemporanea incapacità a liberarsi del virus. Proprio per le ragioni appena esposte, lei comprende bene come non sia possibile fornirle in poche righe un unico rimedio capace di curare ogni individuo affetto dalla malattia di cui lei stesso soffre.
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