introduzione storico-metodologica e loro utilizzo in omeopatia
(di F. Candeloro - medico omeopata)
Per costituzione di un essere umano deve intendersi l’insieme dei caratteri
morfologici e metabolici-funzionali (fisiologici), legati prevalentemente all’ereditarietà, che
differenziano tra loro, principalmente nell’aspetto esteriore, i singoli individui. L’interesse
clinico che da sempre deriva dal loro studio consiste nel poter riconoscere, in base proprio alle
diverse caratteristiche morfologiche e metaboliche dei singoli individui, le differenti predisposizioni
patologiche, al fine di poter effettuare interventi mirati alla prevenzione sanitaria.
La dottrina delle costituzioni umane, intuita anch’essa da Ippocrate, venne nei secoli arricchita
dagli studi e dall’apporto di numerosi autori: le classificazioni più moderne iniziano nel XIX sec,
con l’introduzione dei criteri antropometrico e
statistico; seguiranno, poi, classificazioni basate
sullo studio di funzioni particolari, come quella endocrinologica (Pende) e quella embriologica (Martiny).
La classificazione adottata in omeopatia è quella di Nebel, elaborata da Vannier e arricchita dagli
studi di Henry Bernard: essa, almeno inizialmente, riconosce l’esistenza di tre modelli principali
(carbonico, fosforico e fluorico) cui più tardi si accosterà una costituzione di riferimento (sulfurica).
Cerchiamo allora di comprendere come si è arrivati a questa classificazione, partendo dagli studi
di N. Pende (1880-1979). Il più brillante allievo di Viola elaborò una classificazione che, partendo
dall’impianto antropometrico, riconosce una variante stenica e una astenica, condizionate dal
particolare assetto endocrino predominante. Si distinguono, in altre parole, due diverse tipologie di
base, ciascuna delle quali è a sua volta suddivisa in due ulteriori sottogruppi:
- Biotipo longilineo: il tipo longilineo equilibrato, quando stenico è funzionalmente ipertiroideo
ed iperpituitarico, diviene astenico in presenza di iposurrenalismo, ipogonadismo e ipoparatiroidismo
- Biotipo brevilineo: il tipo equilibrato, quando stenico è caratterizzato da ipersurrenalismo ed ipergenitalità, quando astenico, invece, presenta ipotiroidismo ed ipopituitarismo
Marcel Martiny, collaboratore particolarmente fertile del Pende, elabora questa successiva classificazione,
che si basa sui seguenti presupposti: nelle prime tre settimane di sviluppo embrionale, in seguito al
processo di gastrulazione, si sviluppa il disco germinativo trilaminare da cui avranno origine i diversi
organi e apparati. Questo disco germinativo è costituito dorsalmente dall’ectoderma (dal quale origineranno:
sistema nervoso, cute, ipofisi e midollare del surrene), ventralmente dall’endoderma (da cui deriveranno:
mucose dell’apparato digerente, tiroide e paratiroidi) e, in una zona intermedia, da un abbozzo
cordo-mesodermico, da cui origineranno mesoderma (tessuti connettivi, cuore e vasi, gonadi e corteccia
del surrene) e notocorda. La preponderanza materiale o funzionale degli organi derivanti da uno dei tre
foglietti, conseguenza di una disarmonia del normale processo embriogenetico, darà origine a tre rispettive
costituzioni umane (endoblasta, mesoblasta ed ectoblasta); l’equilibrio endo-meso-ectodermico viene indicato,
invece, come cordoblastismo.
Antoine Nebel, medico omeopata di Losanna, influenzato dagli studi di Gravougl prima, e di Schussler poi,
descrisse tre costituzioni minerali di base, correlate ai sali di calcio dello scheletro (carbocalcica,
fosfocalcica e fluorocalcica) e desunte a loro volta, almeno in parte, dalle analogie con le patogenesi
di tre rispettivi rimedi omeopatici (calcarea carbonica, calcarea fosforica e calcarea fluorica).
L. Vannier
successivamente, riprese questa classificazione, semplificandone la terminologia: le tre costituzioni
diventano così la carbonica, la fosforica e la fluorica; lo stesso Vannier preciserà più tardi che il
fosforico è sempre un eredo-tubercolare, e il fluorico un eredo-sifilitico.
Henry Bernard fu autore di una serie di importanti scritti sulle costituzioni umane a cavallo degli
anni quaranta e cinquanta del ventesimo secolo (Doctrine homeopathique): a lui si deve la capacità
di esser riuscito a correlare le deduzioni degli autori precedenti in un modello complesso e sintetico
in cui l’omeopatia entra a buon diritto.
Ecco in sintesi le sue osservazioni:
- Per prima cosa, egli aggiunge alle costituzioni di Nebel e Vannier una di riferimento,
corrispondente a quella sulfurica (suddivisa a sua volta nei biotipi neutro, grasso e magro),
mentre declassa la costituzione fluorica a costituzione non autonoma, ma bensì mista, in cui note
distrofiche, più o meno accentuate, si inserirebbero su una delle tre costituzioni di base (a questo
punto: sulfurica, fosforica e carbonica).
- Pone le costituzioni fosforica e carbonica in relazione ad un prevalente sviluppo dell’ectoderma
la prima, e dell’endo e mesoderma la seconda, prevalenze condizionate entrambe dall’ereditarietà (psorica),
che sarebbe in grado di alterare il corretto e armonico sviluppo dei tre foglietti embrionali (analogia con
l’ipotesi del Martiny).
- Considera che lo sviluppo in eccesso dell’ectoderma spinga l’individuo a compensare cerebralmente
la carenza dei tessuti di derivazione endo-mesodermica (principalmente: apparato muscoloscheletrico e vasi
sanguigni), con un conseguente rapido affaticamento mentale, che condizionerebbe, a sua volta, una ricerca
in eccesso dell’elemento fosforico – essenziale al buon funzionamento delle cellule nervose – che sarà
sottratto, così, a quello inizialmente destinato alla struttura ossea (assottigliamento dello scheletro).
- Diversamente, lo sviluppo in eccesso dei tessuti di derivazione endo-mesodermica condizionerebbe
una preponderanza dei processi di combustione organica, con conseguente accumulo di CO2, che precipiterebbe
nell’organismo sotto-forma dei suoi diversi carbonati (calcico, magnesico, potassico, ecc.) e provocherebbe,
all’opposto, e almeno inizialmente, un ispessimento dei tessuti di sostegno.
- In definitiva: il sulfurico (neutro), prodotto dello sviluppo armonico dei tre foglietti germinativi,
presenterebbe, secondo Bernard, uno stato patologico acquisito (psora) come conseguenza di un’ intossicazione,
e successiva sensibilizzazione, ai prodotti solforati di derivazione alimentare, mentre il fosforico e il
carbonico sarebbero la conseguenza diretta di un difetto ereditario sempre su base psorica.
- A seconda quindi del successivo livello di eliminazione (cute, mucose, sistema reticolo-endoteliale)
dell’eccesso (acquisito o compensatorio) di uno dei tre elementi, il malato avrà inizialmente bisogno di una
serie di rimedi aventi sintomi comuni in rapporto alla costituzione, ed altri derivanti proprio dal livello
organico di eliminazione tossinica, e corrispondenti, pertanto, a sali differenti di una stessa base carbonica,
fosforica o sulfurica.
In altre parole: gli elementi carbonico, fosforico e sulfurico inizialmente si manterranno sempre costanti
nella scelta del rimedio omeopatico, mentre varierà, a seconda dell’organo sede dell’eliminazione tossinica,
l’elemento minerale ad essi legati a formare il corrispondente sale: stadio costituzionale calcico (età
infantile non complicata), magnesico, potassico, sodico, ammoniacale o acido (psora latente e manifesta >
tubercolinismo > primo stadio della sicosi).
A questo punto, passiamo a parlare di tipologia sensibile: essa non va assolutamente confusa con la
costituzione del soggetto, sebbene, come questa, corrisponda ad una serie di caratteristiche morfologiche
e temperamentali, identificanti individui che, nel corso della sperimentazione patogenetica di rimedi
omeopatici, svilupperanno prima, e in più ampia misura, i sintomi e i segni propri di una determinata
sostanza, oppure che, durante la terapia, necessiteranno più spesso, o più a lungo, di un determinato rimedio.
Ecco di seguito alcuni esempi di tipologie sensibili comunemente abbinate ad altrettanti rimedi omeopatici
di frequente utilizzo terapeutico:
- Pulsatilla: fanciulla bionda, dagli occhi azzurri, dal temperamento mite e accomodante, pudica
e facile alla commozione; si lamenta di congestioni venose, turbe mestruali e difficoltà digestive per
cibi grassi e pesanti.
- Thuya: individuo corpulento, più infiltrato d’acqua che grasso; la pelle del volto appare oleosa,
lucente, con punti neri e couperose, varicosità sulle ali del naso, labbra violette con orletto biancastro,
eczema pruriginoso tra le sopracciglia, che appaiono come corrose ai margini; frettoloso e sbrigativo,
tende all’ideazione ossessiva.
- Sepia: frequentemente donna, dal viso magro, triste e stanco, con macchie brune in forma di ali
di farfalla ai lati del naso, occhiaie accentuate e profonde, palpebre pesanti e cascanti; il tono
della voce, monotono e triste, si lamenta di una certa indifferenza per tutto ciò che fino ad allora,
invece, polarizzava le sue attenzioni (famiglia, lavoro, ecc.)
Il rischio dell’inquadramento tipologico è quello di adattare immediatamente la scelta del rimedio
omeopatico all’aspetto morfologico e all’inclinazione temperamentale della persona, trascurando la
ricerca di altri sintomi e segni caratteristici, che invece potrebbero risultare preminenti, e
indirizzare verso un diverso e più efficace rimedio, più adatto a quello specifico momento patologico
del soggetto in esame (dinamismo morboso). Il consiglio da seguire, dunque, è quello di non adattare
mai, in maniera automatica, la scelta del rimedio alla tipologia del paziente, sulla base degli
schematismi appena descritti, ma semmai di utilizzare questi unicamente come valore di conferma,
qualora tutti i principali sintomi patogenetici del rimedio, corrispondenti alla tipologia,
risultassero presenti, ed effettivamente preminenti, al momento della visita.
In definitiva, inquadramento costituzionale e tipologico sono due tasselli certamente utilissimi
alla diagnosi omeopatica, sempre e solo, però, che siano correttamente impiegati:
- L’inquadramento costituzionale è, infatti, già un primo tentativo di individualizzare la
malattia, sia in relazione all’eventuale stadio patologico costituzionale (calcico, magnesico,
potassico, ecc.), sia in relazione all’ulteriore possibilità evolutiva, che permetterà comunque
di restringere i rimedi proprio in base alla prevalenza costituzionale del soggetto (direzione
del dinamismo morboso)
- L’inquadramento tipologico, invece, può essere di estrema utilità a confermare i nostri
sospetti diagnostici, complicati a volte dalla contemporanea presenza di quadri patologici
subentranti, e di sintomi cui il paziente conferisce istintivamente maggior importanza,
indipendentemente dal grado di gerarchizzazione degli stessi.
Proprio la visione dinamica dell’essere umano, tuttavia, tanto nello stato di salute, quanto
in quello di malattia, non deve mai spingere all’immediata prescrizione del rimedio costituzionale
o di quello che meglio si adatta alla tipologia del paziente, poiché la similitudine è da intendersi
sempre in relazione al particolare momento esistenziale del paziente rispetto al quale si sta
effettuando la visita.
GLOSSARIO OMEOPATICO:
Psora, sicosi, tubercolinismo: si tratta, insieme al luesinismo e al cancerinismo, dei cosiddetti
miasmi: Psora, sicosi e luesinismo furono definiti da Hahnemann come i principali responsabili
delle molteplici malattie croniche e degenerative che assillavano, allora come ora, tutto il
genere umano; Tubercolinismo e Cancerinismo furono ulteriori due miasmi definiti successivamente
da Nebel, il primo, e da Vannier, il secondo. In sintesi i miasmi rappresenterebbero uno stato
di alterazione funzionale - resosi permanente - di tutto l’organismo, tale da predisporlo alle
malattie e, in presenza di queste, da permettergli di difendersi solo in maniera approssimativa
(psora, sicosi, tubercolinismo, cancerismo) o sempre più inefficace (luesinismo).
Patogenesi di un rimedio omeopatico: insieme degli effetti patologici provocati dalla ripetuta
somministrazione, a differenti diluizioni, di una sostanza appartenente ad uno dei tre regni
della natura, e di cui si sospetti una qualche azione farmacologica o tossica, su un organismo
umano fino ad allora ritenuto sano. La comparazione tra i sintomi provocati da tale somministrazione
ripetuta (sperimentazione) con il quadro della malattia naturale, presente al momento della visita,
permette di applicare la sostanza prescelta, a scopo terapeutico (dosi infinitesimali), sul criterio
di maggior similitudine tra il suo potere tossicologico e lo stato morboso presente.
Gerarchizzazione dei sintomi: suddivisione dei sintomi patologici, desunti nel corso di una visita
omeopatica, in relazione ad una loro maggiore importanza per la scelta del rimedio da somministrare.
Normalmente i sintomi mentali hanno un valore prioritario rispetto a quelli di reazione alle diverse
condizioni climatiche e ambientali e ai sintomi fisici o locali, e questo nel rispetto della naturale
tendenza diffusiva-evolutiva di un qualsiasi stato patologico che, per la visione olistica od unitaria
che l’omeopatia fornisce dell’organismo umano, comunque deve intendersi capace di coinvolgere
l’organismo umano sempre nella sua interezza.
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