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Cuore, coraggio e vitalità: |
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il progressivo processo di riedificazione-trasformazione dell’essere intorno alla sua energia vitale
(di F. Candeloro - medico omeopata)
I termini che compongono il titolo di questo articolo si intersecano tra loro in
una sequenza logica che ha al suo culmine quella vitalità della persona, che troppo
spesso viene confusa con atteggiamenti e modi (esuberanza, frenesia, egocentrismo,
ecc.) che tali non sono affatto.
Tempo fa, sempre in un altro articolo per questa rivista, ci siamo soffermati a
parlare di quiete, differenziandola dall’immobilismo: tanti di noi nel valutare
una persona e il suo carattere fanno sovente confusione tra aspetti che solo
apparentemente sono simili fra loro, ma in realtà, proprio come nel caso di quiete
e immobilismo, ad un’analisi più approfondita, appaiono ben diversi, e la capacità
di riconoscerli nell’altro, così come in noi stessi, è all’origine della nostra
possibilità di dirigerci, senza incertezze, verso quella felicità da cui ci sentiamo
naturalmente attratti.
Fatta questa doverosa premessa, possiamo subito affermare che la medicina omeopatica,
attraverso la sua fine osservazione dei malati, e la comparazione di quadri naturali
di malattia con quadri artificiali, indotti cioè dalla somministrazione ripetuta di
sostanze della natura dotate di potere farmacologico, ci permette di arrivare a
comprendere ciò che oggi la fisica quantistica ha pienamente confermato nelle intuizioni
del suo scopritore e maestro Hahnemann, e cioè che alla base di ogni forma di vita, e
quindi anche di vitalità, su questa terra, vi è una componente infinitesimale che, per
le sue caratteristiche fisiche, è assimilabile ad altre forme di energia più conosciute,
ma che, nel caso degli esseri viventi, chiamiamo vitale proprio perché dotata di aspetti
peculiari che la diversificano da tutte le altre.
Infatti è proprio il libero fluire di questa energia in tutto l’essere che lo rende
pienamente reattivo e vitale, e ne sostiene le funzioni più nobili, gerarchicamente
frutto del massimo evoluzionismo tra esseri viventi diversi, ma anche tra esseri di
una stessa specie; tuttavia proprio per le sue caratteristiche energetiche, questa
componente infinitesimale è altresì influenzabile da aspetti del quotidiano ad essa
simili per lo meno nella sostanza: mi riferisco, ad esempio, ai campi gravitazionali
così come alle forze elettrostatiche dell’atmosfera e, non da ultimo, ma questa volta
in senso sicuramente benefico, alla componente infinitesimale dei rimedi omeopatici,
in cui è stata meravigliosamente scomposta la sostanza materiale di provenienza.
Da tutto questo deve desumersi che, nella complessità dell’essere umano, si cela in
realtà quella, decisamente più vasta, dell’intero creato, da cui l’essere e le sue
variabili - a loro volta sotto il dominio dell’energia vitale della persona – sono
inevitabilmente influenzati.
L’invulnerabilità, se mai possa esistere, di un essere umano, o comunque la sua minor
perturbabilità dalle circostanze fisiche e ambientali che lo circondano, si realizza,
dunque, proprio quanto più l’energia cosmica e quella della persona entrano in sintonia
tra loro: è proprio allora che la persona comincia a sentirsi parte di un creato mirabile
e in costante divenire, e così nuovamente legata al destino di questo come di tutti i
suoi abitanti; ed è proprio grazie a questa ritrovata e sottilissima armonia che, lentamente,
ma inesorabilmente, cominciano a rivelarsi misteri nascosti che altrimenti finirebbero per
turbare l’esistenza di un essere sempre più separato e intimorito dal circostante e da ciò
che, conseguentemente, non può più arrivare a spiegarsi.
Ma quand’è che può trovare compimento questa armonia di flusso tra la componente
infinitesimale della persona e quella che sostiene e regola tutto il creato?
Ebbene l’unico orientamento esistenziale che possa ripristinare tale armonia tra l’intero
cosmo e il nostro microcosmo è quello che deriva dalla libera scelta dell’individuo di tornare
ad amare: accettato, infatti, che il suo malessere interiore e l’inquietudine di fondo, che
costantemente lo sollecitano, altro non sono che la conseguenza del caos esistenziale che
si genera come esito di artefatte e innaturali scelte di vita, ecco che l’essere, se si
lascia condurre dalla sua energia, in quel momento certamente viziata, ma inevitabilmente
protesa a ritornare in armonia con quella cosmica, non può che mutare in toto il suo
atteggiamento verso cose e persone che abitano i suoi spazi, di cui impara a percepire
prima, e a rispettare poi, la medesima componente infinitesimale, comune a tutti gli esseri
del pianeta.
In altre parole la completa armonia di fase con questa energia cosmica non può che essere
il frutto di una scelta libera e volontaria della persona, tesa a orientare la propria
esistenza in senso opposto a quanto finora appreso, e diffusamente osservato intorno a sé.
Inizialmente inconsapevole delle felici conseguenze di questa che è la vera scelta personale
che si è chiamati ad operare - e quotidianamente a confermare - la persona diviene poi
protagonista stupito e gioioso del proprio processo di riedificazione-trasformazione, e
a poco a poco ritrova la vitalità perduta, frutto di un nuovo ordine morale, e al contempo
fisiologico, in cui la componente infinitesimale torna a fluire libera e sempre più in sintonia
con quella cosmica.
E’ solo allora che, quasi per magia, dall’unione energetica con questa energia cosmica,
tutto il creato si rivela e torna a specchiarsi in lui, frammento di un divino che è
origine e fine di ogni umana esistenza, e permea amorevolmente ed estesamente la vita
e tutte le manifestazioni del pianeta che ad essa istintivamente aspirano.
Questa totale fusione-rivelazione genera ardimento e coraggio nella persona non come
effetto di un comune atteggiamento di spavalderia, ma perché d’un tratto tutto il creato,
fino ad allora percepito ostile, viene a rivelarsi al suo cuore, tornato finalmente a
pulsare al ritmo della Vita: è così che animali, microbi, persone ed eventi naturali
ritrovano il loro ordine e senso e la loro naturale mansuetudine al cospetto di chi non
può essere certo più turbato da ciò che ha nuovamente armonizzato e compreso prima di
tutto dentro sé.
Ed è allora che, anche l’ultimo dei misteri, il più incomprensibile e inaccettabile,
quello della morte cioè, che da sempre lo attanagliava, e profondamente lo rattristava,
getta via la sua maschera più minacciosa, sostituta dall’abito naturale di un’esistenza
piena d’amore che, nel suo essere imperitura, torna a trascendere, finalmente, spazio e tempo.
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