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Omeopatia per dimagrire |
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(di F. Candeloro - medico omeopata)
Obesità e sovrappeso sono la conseguenza del più comune disordine alimentare del
mondo occidentale, consistente nell'assunzione di cibo in maniera eccessiva rispetto
al fabbisogno energetico della persona. Entrambe non devono essere considerate un
semplice problema estetico, ma bensì veri e propri disturbi, in particolare l'obesità,
che si associano ad un rischio aumentato di sviluppare diverse patologie, tra cui
diabete, ipertensione e altre affezioni cardiovascolari conseguenza
dell'aterosclerosi.
Le donne in sovrappeso, poi, presentano un rischio aumentato di sviluppare un cancro
della mammella, dell'utero e della cervice uterina; l'obesità e il sovrappeso, inoltre,
gravano sulle cartilagini articolari, favorendo lo sviluppo della patologia artrosica
a carico di anche, ginocchia e colonna vertebrale.
Non è a tutt'oggi noto il meccanismo in seguito al quale alcune persone sono più
predisposte di altre ad aumentare di peso, tuttavia obesità e sovrappeso non sono
esclusivamente attribuibili ad un eccesso alimentare, ma senza dubbio anche fattori
genetici ne influenzano lo sviluppo, se è vero che bambini nati da uno o entrambi i
genitori in sovrappeso, o francamente obesi, avranno una probabilità tra il 40 e
l'80% di diventare anch'essi come i loro papà e mamma. Sul corredo genetico, tuttavia,
agirebbero anche influenze comportamentali della prima infanzia: in base alla teoria
della cellula adiposa, infatti, se un bambino è stato abituato a mangiare troppo o
a consumare in eccesso alimenti ricchi in grassi o in zuccheri, il suo organismo è
stimolato a produrre cellule adipose in quantità aumentata con meccanismo irreversibile,
vale a dire che queste cellule sarebbero destinate a persistere per sempre nell'organismo
di tali soggetti, predisponendoli all'aumento stabile di peso nel corso dell'età adulta.
Prima di porre diagnosi di obesità esogena, però, esito in parte di un eccessivo
apporto calorico con il cibo, ma anche di una ridotta propensione all'esercizio fisico,
è necessario escludere alcune possibili cause primarie di obesità, tra le quali l'ipotiroidismo
e la malattia di Cushing, affezioni del sistema endocrino, che il medico saprà facilmente
diagnosticare in base al contesto clinico del paziente, e ai risultati di determinate analisi
del sangue. Inoltre bisogna anche tenere in considerazione che alcuni farmaci, tradizionalmente
prescritti nel corso di molte tra le più ricorrenti patologie, possono favorire l'incremento
ponderale: tra questi i cortisonici, alcuni antidepressivi, attualmente di seconda scelta, e i
contraccettivi orali. Un situazione, infine, spesso mascherata dalla propensione alla
sovralimentazione da un lato, e alla ridotta attività fisica dall'altro - soprattutto nelle
sue fasi iniziali - è la depressione del tono dell'umore.
Escluse le situazioni appena elencate, tutti gli altri casi di sovrappeso e obesità
sono l'effetto di un'alimentazione scorretta che può, oltre alla depressione, essere
sostenuta dalle motivazioni più disparate, alcune delle quali solo apparentemente banali,
come quella della convivialità che si associa al mangiare, e che in molteplici casi
intende sopperire ad un profondo senso di solitudine della persona; ancora più semplicemente,
poi, l'eccessiva ingestione di cibo è spesso legata a sensazioni gradevoli, o stimolanti,
associate a determinati alimenti: il desiderio ricorrente di cibi dolci, tuttavia, spesso
riflette un'alterazione nell'assorbimento degli zuccheri, così come quello di cibi
particolarmente elaborati o grassi può essere sostenuto invece da una certa difficoltà
alla loro digestione; la cioccolata, infine, ha un effetto benefico sul tono dell'umore,
e può essere ricercata con particolare frequenza anche da quanti presentano un deficit
assoluto, o relativo, di alcuni oligoelementi tra cui cromo e magnesio.
Attualmente una misurazione iniziale della quantità di tessuto adiposo di un individuo
è data da due parametri numerici, facilmente calcolabili, che sono: l'indice di massa
corporea, che si ottiene dividendo il peso della persona per il quadrato della sua
altezza (valori considerati normali sono quelli compresi tra 18 e 25, al di sopra di
questi si parla di sovrappeso - fino a 30 - e di gradi variabili di obesità - sempre
più predisponenti alle affezioni patologiche - da 30 in su) e la misurazione della
circonferenza corporea, che non deve superare 88 cm nella donna e 102 nell'uomo.
Oltre che a tali parametri - i quali, unitamente alla misurazione della
pressione
arteriosa e al dosaggio nel sangue di glicemia, trigliceridi e della frazione buona
del colesterolo, entrano nella definizione di una particolare sindrome, predisponente
al diabete e alle affezioni cardiovascolari in generale, nota come
sindrome metabolica -
importante è anche la presentazione morfologica dell'eccesso di adipe: l'accumulo
prevalente in regione addominale, infatti, definito a mela, si associa ad un rischio
decisamente aumentato di sviluppare una patologia rispetto allo stesso accumulo nella
regione delle cosce e dei fianchi, definito a pera.
Da tutto quello che abbiamo detto, dunque, appare evidente che la terapia dell'obesità
non si può limitare alla frettolosa prescrizione di una dieta e ad un generico e poco
convinto invito all'esercizio muscolare. Vista la multifattorialità delle cause, infatti,
è auspicabile, invece, un trattamento integrato che coinvolga medico generico,
dietologo,
psicologo e chirurgo (quest'ultimo per i casi più difficili) e che, proprio grazie ad un
simile approccio, possa superare il principale limite delle attuali terapie dietologiche
e farmacologiche, costituito principalmente dalla pochezza dei risultati a medio-lungo
termine, sempre però tenendo anche conto che il messaggio fondamentale da trasmettere, a
chi intende perdere peso, è quello di puntare ad un obiettivo realisticamente perseguibile:
si deve mirare, infatti, non al raggiungimento del cosiddetto peso ideale, numero astratto
ed espressione di calcoli che hanno solo valore statistico, ma di quello cosiddetto "ragionevole",
intendendo, con tale termine, il peso mantenuto senza sforzo dopo i 21 anni, e che permette
buone condizioni di salute fisica, psichica e sociale.
D'altronde è stato ormai ampiamente dimostrato che è sufficiente una riduzione del 10-15%
del peso iniziale per indurre significativi miglioramenti di ipertensione, diabete e patologie
cardiovascolari in generale, e che, addirittura, nella persona anziana un sovrappeso di 3-5 kg
rispetto al peso desiderabile, svolgerebbe un ruolo protettivo per la sua salute. In tale ottica,
quindi, risulta evidente che sarebbe opportuno cercare di far perdere peso alla persona nella
stessa maniera di come, in generale, lo ha guadagnato, e cioè lentamente, attestandoci su una
quantità di 5-10 Kg/anno.
Vediamo a questo punto come si pone il medico omeopata di fronte ai problemi di sovrappeso e
obesità che, proprio per la particolarità della metodologia diagnostico-terapeutica che lo
caratterizza, e la peculiarità dei rimedi che utilizza, può incidere in maniera decisamente
integrata sulla persona, valutandone, insieme ai problemi fisici, anche gli aspetti emotivi
e temperamentali, senza mai tralasciare l'influenza sul soggetto dell'ambiente e dell'eredità
genetica, e utilizzando infine prodotti che, se sapientemente somministrati, accanto ai sicuri
giovamenti, non apporteranno mai i rischiosi effetti collaterali di molte delle terapie
farmacologiche utilizzate in questi casi.
Per prima cosa, però, è bene ricordare il significato fisiologico dell'accumulo di grasso
nell'organismo umano, al fine di comprendere le differenti motivazioni che spesso conducono,
soggetti appartenenti a costituzioni fisiche diverse, al sovrappeso o alla franca obesità. La
funzione fisiologica del tessuto adiposo è quella di depositare e mobilizzare energia: i
trigliceridi costituiscono circa il 90% della cellula adiposa, e rappresentano in effetti la
forma di deposito di energia più prontamente disponibile per l'organismo.
E' bene a questo punto rammentare ancora che il diverso e predominante aspetto morfologico
degli individui, permette di differenziarli essenzialmente in tre tipologie prevalenti: soggetti
appartenenti alla costituzione sulfurica, quella cioè in cui le diverse parti anatomiche sono
in maggior equilibrio fra loro; individui della costituzione carbonica, in cui è presente un
ispessimento del tessuto osseo non sostenuto da altrettante valide masse muscolari; infine
quelli della costituzione fosforica, dove invece prevale l'assottigliamento osseo e l'ipotonia
muscolare.
La percezione relativa che soggetti appartenenti ad una delle tre costituzioni hanno rispetto
a quelli delle due rimanenti, fa sì che il sulfurico tenda al sovrappeso perché portato alla
ipertrofia dei propri istinti vitali, come esito della sua percezione di superiorità,
prevalentemente fisica, sugli altri; il carbonico, invece, svilupperà l'eccesso di adiposità
come conseguenza del rifugio nel cibo alle sue ansie e alle sue paure, provocategli, all'opposto,
dalla scarsa resistenza allo sforzo fisico e dalla lentezza nel ragionamento, esito quest'ultimo
di un deficit ereditario della funzione mnemonica; infine il fosforico, che si percepisce
fisicamente come il meno dotato delle tre costituzioni, arriverà a compensare questo suo stato
con un incremento calorico che ne aumenterà la massa corporea, senza accrescerne, però, forza
e resistenza.
Già questo approccio, dunque, ci permette di effettuare una prima differenziazione in rapporto
ai problemi di sovrappeso e obesità, che ci condurrà a trattare diversamente i soggetti in
relazione proprio alla loro differente tipologia fisica, e dunque alla differente motivazione
alla base dell'iperalimentazione, iperalimentazione che si osserva sempre più spesso già in età
infantile e adolescenziale, e quindi, da un punto di vista omeopatico, si pone come intervento
terapeutico rivolto proprio alla costituzione del soggetto, e come tale rientra ancora nel campo
della semplice prevenzione sanitaria, piuttosto che della cura vera e propria.
E' logico d'altronde attendersi che, lasciati alle loro abitudini, questi soggetti, nel tempo,
non saranno più in grado di modificare in maniera radicale la propria alimentazione, dato che
il ricorso eccessivo, e disordinato, ad alimenti ipercalorici, determinerà a lungo termine
una modificazione stabile della loro morfologia, effetto esteriore, però, di una modificazione
ben più profonda, e ormai radicatasi, della fisiologia della persona, sotto l'azione,
costantemente perturbatrice, di un'alimentazione innaturale e per questo scorretta.
Molto probabilmente, a questo punto, ci troveremo in una fase dell'esistenza umana decisamente
più avanzata di quella infantile o adolescenziale, ed allora sarà necessario intervenire in
maniera contemporanea su molti aspetti della persona, per avere ragionevoli possibilità di
ricondurla, stabilmente, ad un peso compatibile con un buono stato di salute e soprattutto
nuovamente preventivo allo sviluppo di malattie.
Se dunque l'intervento, nei primi anni di vita, anche dal punto di vista omeopatico sarà più
semplice e rapidamente efficace, in età adulta richiederà una maggiore adesione alle terapie
e alle indicazioni allo stile di vita, e fondamentale sarà anche comprendere le ulteriori
motivazioni che, aggiuntesi a quelle originali, avranno condotto il paziente ad un nuovo e
diverso assetto metabolico e costituzionale, divenuto funzionale alla protezione, almeno
inizialmente, delle funzioni più nobili e vitali dell'organismo umano, che si adatta a suo
modo all'eccesso calorico.
Grazie dunque alla somministrazione di rimedi, come quelli omeopatici, che hanno un'azione
non solo locale, ma contemporaneamente anche mentale e generale, sarà possibile, anche in età
adulta, continuare ad accostare alla dieta e ai consigli per una progressiva ripresa dell'attività
motoria, rimedi in grado di curare gli aspetti emotivi che si associano alla ricerca di cibo,
migliorati i quali il paziente avrà maggior capacità nel seguire una dieta adeguata, che diverrà
allora bagaglio indispensabile di un nuovo stile di vita, tornato ad essere naturalmente e
spontaneamente salutare.
Tra le motivazioni che coinvolgono la sfera mentale ed emotiva della persona, specialmente
nella nostra epoca, lo stress merita un'attenzione particolare: questa condizione di perenne
e costante reazione di fuga, o di difesa, ad un pericolo percepito, ma nella fattispecie spesso
non oggettivabile, è stata sottoposta ad attenta osservazione da studiosi americani su alcuni
animali da esperimento, ed è stato possibile dimostrarne il suo effetto negativo sulla massa
adiposa degli stessi: esseri viventi sottoposti, infatti, a ripetute circostanze di stress,
secernono in eccesso l'ormone neuropeptide Y (NPY), il quale, rilasciato dalle terminazioni
nervose del tessuto adiposo, determinerebbe accumulo di maggiori quantità di grasso proprio là
dove questo è più pericoloso, e cioè attorno alla vita (conformazione a mela). Inoltre il
rilascio di questo ormone si assocerebbe anche ad una maggiore assimilazione del cibo introdotto,
come se, sotto l'azione ripetuta di avvenimenti che scatenano in noi le reazioni biochimiche dello
stress, assumessimo il doppio delle calorie di ciò che introduciamo con la dieta.
Lo stress, in altre parole, sarebbe avvertito dall'organismo come una condizione di minaccia per
la propria esistenza, cosa che, in una società estremamente competitiva, e al tempo stessa
precaria, come la nostra, può strutturarsi in una sensazione cronica, che conduce ad un eccessivo
accumulo di grasso, inteso come substrato energetico da utilizzare prontamente in situazioni
avverse all'esistenza stessa. Ecco allora perché una terapia, come quella omeopatica, capace di
diminuire sensibilmente la percezione dello stress, in relazione ad una maggiore e più complessiva
capacità adattativa dell'organismo a circostanze avverse, si accompagna non solo ad una riduzione
del senso della fame, ma anche dell'eccessiva assimilazione calorica degli alimenti, cosa che,
associandosi ad un opportuno dispendio energetico, agevolerà certamente la perdita di peso.
In definitiva, fin dall'età infantile o adolescenziale, l'omeopatia si dimostra essere la terapia
più efficace nel favorire, a lungo termine, il mantenimento di adeguate abitudini motorie e alimentari,
proprio perché in grado di affrontare, in ogni epoca della vita, le motivazioni più profonde, e
generalmente di carattere emotivo, che si associano all'iperalimentazione e all'eccessiva assimilazione
del cibo introdotto, dimostrandosi altresì capace di ricondurre tutto l'organismo ad una più armonica
fisiologia, in cui l'alimentazione torni ad essere istintivamente percepita come necessaria all'organismo
unicamente per compensarne il suo dispendio energetico.
Ciò faciliterà anche la possibilità di familiarizzare di nuovo con il gusto originario di quei
cibi più semplici e genuini, che sono il frutto di una terra lavorata con benevolenza e mantenuta
incontaminata, e di un allevamento animale sempre rispettoso della natura e delle sue esigenze in
tutte le sue forme. Questo cibo, frutto del lavoro dell'uomo, e del suo rinnovato rispetto per
tutto il creato, tornerà così a nutrirci in un ideale circolo vitale, nuovamente benefico, dove
gli alimenti non potranno più nuocere alla persona, ma semmai sostenerla, e premiarla, in tutte
le diverse circostanze della sua esistenza.
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