la purezza, la solidità, il vigore... (di F. Candeloro - medico omeopata)
L’omeopatia come particolare metodica diagnostica e
terapeutica della medicina può essere definita in molti modi, ma certamente
una delle definizioni più appropriate e consona alle sue peculiarità è quella
che la considera una medicina del terreno. Cosa si intende con questa espressione?
E’ evidente innanzitutto la differenza con la medicina allopatica, che nella
maggior parte dei casi è una medicina esclusivamente sintomatica, o per lo più
organica, diretta cioè alla sola risoluzione di un sintomo o al semplice riequilibrio
funzionale di uno specifico organo; ed anche nelle malattie infettive, il suo unico
scopo è quello di eliminare, nella maniera più definitiva possibile (eradicazione),
il germe riconosciuto responsabile dell’affezione in causa, certa in questa maniera
di aver guarito la persona dall’intera sua malattia.
Quando invece l’obiettivo terapeutico si rivolge al terreno della persona,
l’approccio diagnostico cambia radicalmente: la malattia, sia infettiva che non,
rappresenta per il terapeuta solo la localizzazione più evidente di uno squilibrio
funzionale di tutto l’organismo, che ne ha determinato il suo insorgere e, nelle
affezioni croniche, la sua persistenza; senza affrontare questa condizione predisponente,
qualsiasi sintomo o malattia, di origine infettiva o meno, nella migliore delle ipotesi
avrà la tendenza a ripresentarsi ad ogni interruzione di qualsivoglia terapia allopatica,
proprio perché l’intervento non sarà stato capace di modificare quella condizione di
suscettibilità che, appunto, si identifica con il terreno del soggetto.
Ma da quali e quanti sintomi è caratterizzato questo terreno, e perché una stessa
malattia può assumere, a seconda dei casi, un’evoluzione diversa, e cioè a volte
lenta e progressiva, altre volte rapida e aggressiva? A costituire quella condizione
predisponente, che chiamiamo terreno, sono una serie di sintomi, che interferiscono con
l’esistenza della persona essenzialmente a tre livelli: emotivo e temperamentale,
istintivo-reattivo e omeostatico (quest’ultimo è quello che mira a mantenere invariate
le variabili organiche, proteggendo in tal modo le funzioni più nobili e vitali dell’intero
organismo).
Diventano allora fondamentali nella diagnosi omeopatica alcuni sintomi che la diagnostica
allopatica tocca solo in superficie, o addirittura ignora del tutto, ma che sono poi
essenziali per la corretta personalizzazione della terapia, la quale, solo in virtù di
tale approccio, potrà risultare effettivamente causale, o eziologica, e quindi effettivamente
tesa alla guarigione delle malattie piuttosto che alla semplice palliazione (eliminazione
temporanea) o soppressione (approfondimento) dei sintomi.
Senza entrare nel merito di una visita omeopatica, è sufficiente ricordare, in questa sede,
che il terapeuta andrà alla ricerca di una serie di sintomi che, sul piano emotivo e
caratteriale, individueranno la maniera di socializzare della persona, la sua affettività,
la sua reazione a imprevisti e contrattempi, la sua capacità e determinazione nell’affrontare
impegni, doveri e inevitabili avversità quotidiane; si soffermerà, poi, su ansie e paure
immotivate, e da ultimo sulle capacità mnemoniche e deduttive del soggetto. Sul piano generale,
invece, sarà interessato a valutare eventuali reazioni smodate alle diverse temperature
ambientali e atmosferiche, all’ inclinazione o meno a svolgere attività fisica, e agli effetti
di questa, all’influenza dei diversi momenti della giornata e delle diverse stagioni, così
come di posizioni particolari o di abiti avvertiti come eccessivamente attillati; in ultimo,
a riguardo delle funzioni preposte al mantenimento dell’omeostasi - sottoposte a loro volta
alla sottile regolazione del sistema nervoso autonomo - fondamentali saranno le alterazioni
dell’appetito, del ritmo sonno-veglia, di tutte le secrezioni fisiologiche e della funzione
genitale-riproduttiva.
Attraverso questa analisi dettagliata di emozioni e manifestazioni istintive e omeostatiche
dell’organismo si arriverà ad una diagnosi di terreno che corrisponde, per similitudine, alle
caratteristiche distintive di quell’unico rimedio più assimilabile, sui tre piani descritti,
al particolare momento patologico della persona, e come tale capace di assecondare, sempre sui
tre livelli sopra citati, lo sforzo di tutto l’organismo (aggravamento omeopatico o terapeutico)
di per se stesso già teso – ma insufficientemente - a riportarsi al precedente livello,
esistenziale, di salute.
L’analisi del terreno patologico della persona porterà inoltre a classificare la reattività
organica in tre maniere principali, ovvero ipoergica, iperergica o disergica (situazione questa,
in cui la malattia prende il sopravvento sulle difese organiche), cui corrisponde anche la diversa
maniera di manifestarsi, da individuo a individuo, di una stessa patologia (principio di individualità
morbosa).
Siamo dunque partiti dal terreno patologico, e patogeno, della persona, per arrivare a parlare
invece di terreno salutare, dove cioè solidità e vigore sono l’espressione più profonda di questo
ritrovato stato di benessere di tutta la persona.
D’altronde la solidità di una persona è la sua capacità di non subire alterazioni fisiche prolungate,
e a lungo interferenti con il suo modo di agire e di pensare, e il vigore, che è funzione di tale
solidità, è l’espressione proprio della determinatezza nel perseguire i propri intenti e i propri
scopi esistenziali, senza che traballamenti, emotivi e/o fisici, possano rendere improbabile il
raggiungimento delle mete prefissatesi. Ma senza dubbio tutto ciò è possibile come effetto del più
alto grado di espressione esistenziale della persona che è la sua purezza, purezza del cuore intendo,
e cioè dei sentimenti, degli orientamenti dell’essere, che vanno ad accordarsi finalmente con il
naturale flusso della Vita, e da essa traggono il nutrimento essenziale per essere vigorosi e solidi
in azioni che rientrano in quel perpetuo processo di creazione-redenzione, cui è chiamato a partecipare
attivamente ogni essere umano nel corso della sua esistenza.
La purezza del cuore rappresenta allora, tradotta in termini medici, la condizione di massima salute
dell’uomo, in cui tutti i sentimenti sono in lui contemporaneamente presenti ma anche in costante
equilibrio, non più stabilmente perturbabili, cioè, da eventi e circostanze, come avviene invece
nella persona malata, in cui il prevalere di un sentimento, su tutti gli altri, la orienta inevitabilmente
in senso patologico, conducendola nel tempo ad un’ auto ed etero distruttività, che è l’espressione
opposta dell’innato istinto di conservazione di ogni essere vivente.
E allora la perdita di questo equilibrio di forze, all’interno del cuore umano, che in condizioni
ottimali si esprime appunto nella solidità del pensiero, e nel vigore, anche fisico, delle proprie
azioni, condurranno ad un orientamento esistenziale di per se stesso fragile, poiché in perenne
opposizione con le forze dinamiche e sottili che governano il creato; e così al vigore e alla
determinatezza delle azioni si andranno sostituendo l’arroganza, la prepotenza, la falsità, tutti
modi di comportarsi tesi alla prevaricazione del prossimo, al solo sfruttamento della natura, al
progressivo consumo delle risorse e della vita, che perde così la sua naturale e spontanea tendenza
a morire ciclicamente per risorgere sempre più solida e vigorosa.
E il processo della creazione smetterà prima di tutto dentro la persona, malata, per essere sostituito
da quello della distruzione, che tuttavia continuerà a trovare il suo peggiore e invincibile oppositore
proprio nella purezza-mitezza di coloro che, sedotti dalla Bellezza di un creato faticosamente, ma
sempre ammirevolmente in divenire, avranno liberato il loro cuore dal prevalere dei sentimenti di odio
e annientamento evolutivo, e saranno tornati a quel salutare e benefico modo di vivere, che solo un
cuore puro, e dunque in equilibrio tra forze opposte, saprà far ritrovare stabilmente.
Questo ritrovato equilibrio dei sentimenti avrà naturalmente il suo corrispettivo nel modo di
relazionarsi e di comportarsi della persona, e anche, ovviamente, nel suo aspetto esteriore: e così
lo stato di purezza del cuore, che dona forza e vitalità alle proprie azioni, si esprimerà nella
pacatezza dei modi e dei giudizi, nella comprensione dei propri simili anche quando erranti o sostenitori
di idee differenti e opposte alla Verità, nella tenerezza dei sentimenti suscitata dalla vita nelle
sue forme meno complesse e più indifese (animali, bambini, portatori di handicap e affezioni gravi e
avanzate), ma anche nei lineamenti del viso distesi, nel sorriso sempre accogliente e rassicurante,
nell’umorismo mai denigrante.
L’armonia dei propri sentimenti sarà deducibile, dunque, anche nel corpo della persona, e principalmente
nella sua testa, che attraverso gli occhi e i lineamenti è l’espressione più evidente e istantanea di
ciò che anima un uomo; negli atteggiamenti fermi, retti, ma mai impositivi, aggressivi e tanto meno
vendicativi; nell’operosità quotidiana mai frenetica, e tanto meno tesa unicamente al proprio ed
esclusivo arricchimento materiale.
E la persona tornerà così a riassaporare dentro di sé il senso ultimo dell’esistenza umana, che solo
quando si dona spontaneamente, e incondizionatamente, muore e risorge sempre più forte, vigorosa e
ricca, fino ad unirsi a quell’Eterno da cui si è lasciata mitemente attrarre e plasmare, per giungere
a fondersi con Lui in un’armonia imperturbabile di cuore, mente e azione..
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