lo strazio dell'amore di Cristo cura delle nostre esistenze straziate
(di F. Candeloro - medico omeopata)
Ci troviamo di fronte all'atto finale dello strazio dell'uomo: il corpo
esanime di Gesù torna nelle braccia di colei che lo aveva per prima concepito, portato in grembo
e accolto alla vita terrena proprio tra quelle braccia che ora formano di nuovo un tutt'uno con
il corpo di Cristo.
Il volto di Maria tradisce tutta la desolata, ma composta, afflizione per la brutale sofferenza
fisica arrecata a suo Figlio: ella aveva intuito fin dal principio il destino cui sarebbe andato
incontro il prodotto del suo concepimento, ma lo aveva altrettanto consapevolmente accettato come
passaggio obbligato affinché la gloria di Dio, espressione della supremazia della Vita sulla morte,
potesse essere rivelata al mondo.
Quel mondo letteralmente atterrito dall'idea della morte fisica, certo, ma ancor di più dalla
progressiva comprensione che, ancor prima del corpo, sono i nostri sogni e le nostre più naturali
aspirazioni, a soffrire di quella stessa iniquità barbarica che ha appena giustiziato un uomo,
che non si era limitato a parlare d'amore, ma lo aveva testimoniato nei suoi miracoli di guarigione
e poi ancora di moltiplicazione dei beni terreni, e che di lì a poco sarebbe tornato a vivere nel
fervore cristiano dei suoi discepoli, conquistati fino in fondo dalla Bellezza del redentore, e
pronti ormai a cominciare quella missione di moltiplicazione della fede che Gesù, oggi come allora,
affida ai più coraggiosi tra noi, coloro, cioè, che lo hanno potuto e voluto conoscere, seguendolo
fino al sacrificio più estremo.
Sono costoro quanti, ancora oggi, riescono ad andare oltre a questa immagine, immagine di strazio
e apparente sconfitta della missione cristiana, respiro trattenuto cui deve sottostare anche oggi
chiunque operi con amore, e per il prossimo - inteso sia come vicinanza che come continuazione -
proprio perché attraverso l'inatteso superamento del profondo sconforto di questo momento, che
l'autore della scultura ha saputo tanto bene cogliere, si compia nuovamente quel prodigio di
morte-rinascita che affievolisca il male, e chi lo opera, e rafforzi la fede, e la sua potenza
creatrice e salvifica, in tutti coloro che aspirano ad una nuova era di giustizia e di pace.
E' dunque proprio da questo momento, allora, che il concepimento di Maria si sposta a noi: siamo
noi che, davanti all'effige di un uomo e di una donna tanto straziati dal dolore fisico, e morale,
siamo chiamati a sentire il dovere di farli rivivere per la stessa Vita che ci hanno voluto donare
con il loro esempio, testimonianza vivente di un amore trascendente che li unisce anche in punto
di morte, e di una fede inossidabile in quell'unico Dio che è prima di tutto luogo immateriale in
cui tutti i nostri elementi ritrovano, quasi per magia, quella naturale armonia che il male, e il
caos esistenziale che ne consegue, volevano per sempre renderci irraggiungibile.
Tutta la scena, allora, assume ben presto un significato nuovo, che è riaccensione di quella
speranza che sembrava irrimediabilmente perduta: le braccia di Maria, che contengono il corpo
straziato di Gesù, sembrano aprirsi in un gesto diverso e incantevole, che intende donare a noi
tutti questo suo Figlio morto che, per noi, con noi e in noi, vuol tornare in vita, in un cerchio
senza fine che intende lasciarci, nell'unico testamento di ricchezza che abbia veramente un valore,
tutto quell'amore da cui nessuna distanza materiale potrà più separarci.
Accettare questo dono che Maria ci fa, è accettare la sfida di un'esistenza che non può
interrompersi a quest'attimo, e tanto meno consegnarsi passivamente agli autori di questo
misfatto, che desiderano solamente ridurci a loro sudditi. Gesù, invece, ora più che mai,
desidera tornare a vivere in noi, per il grembo di sua madre: è quel maestro premuroso che
vuole la nostra rinascita attraverso la piena identificazione in Lui, ricostituendo così quel
legame lineare da cui originariamente proveniamo e a cui istintivamente, ma troppo spesso
inconsapevolmente, desideriamo far ritorno, legame che è innalzamento alle sue stesse vette
esistenziali, in un volo di cuore e mente che ci libera per sempre da assurde contese per
effimere ricchezze materiali, che sono destinate a separarci da Lui, mortificando le nostre
vite in un'emulazione acritica di simili sempre più svuotati di ogni comprensibile senso.
Gesù che giace esanime e straziato sul corpo di Maria, diviene allora quella medicina che,
con la premura di una madre, viene offerta a tutti noi, straziati a nostra volta da una vita
che non ci appartiene, nel primo rapporto di similitudine terapeutica che, come la miglior
omeopatia, possa ridestare le nostre anime, tornando a far vibrare i cuori al ritmo di quel
battito d'amore che è la Vita e il suo pieno compimento fuori e dentro di noi.
Non lasciamoci allora paralizzare da questa scena, ma andiamo oltre, cogliamo nel gesto di
Maria l'offerta di una vita nuova e piena che solo da Lei, attraverso il suo preziosissimo
figlio, e il dono di quel soffio vitale, che è la nostra anima finalmente ridestatasi, può
venirci, cura balsamica che intende amorevolmente ricondurci al paradiso dei nostri cuori.
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